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Letture raccomandate sur

"Le risposte", di Catherine Lacey

Mi capita spesso di leggere un romanzo appena pubblicato e pensare "Questo potrebbe essere stato scritto quindici, vent'anni fa". Ecco, non è questo il caso. Parla di ora (in un respiro ampio) con dei pensieri di ora. In questo mi ha piacevolmente sorpreso, non sono abituato a sentire ragionare un personaggio con categorie mie. Inoltre questo libro appartiene a quella specie, la mia preferita, che si regge su una singola idea intelligente: niente trogoli di esperienze ammucchiate, una sola idea brillante, disviluppata a regola d'arte. E questa idea è semplice: figure della vita di tutti, che siamo abituati a considerare persone singole (la mamma, la fidanzata), possono venire frammentate in intere squadre. Potrebbe essere un episodio di Black Mirror, se Black Mirror fosse una serie intelligente (scherzo). Lo stile è pulito e accattivante, e per chi ci fa caso la traduzione di Teresa Ciuffoletti riserva delle belle trovate.

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"Silvi e la notte oscura", di Federico Falco

Questo libro di racconti appartiene alla categoria dei libri disorientanti - e sono fra i più belli e gustosi. Quelli in cui dalla prima pagina, che ti rapisce, percepisci il lavorìo del tuo ippocampo che tenta di ricostruire una mappa di quello che sta succedendo, dei riferimenti che vengono dati, dei tratti e delle azioni dei personaggi. Infine ti accorgi che è un territorio noto: ma hai percorso, pieno di dubbi, un sentiero totalmente nuovo. Ed è anche così, incontrando modi diversi di tagliare la realtà, che si diventa più intelligenti. Se poi è un piacere, non si può chiedere di meglio.

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"Le più fortunate", di Julianne Pachico

Le narrazioni su Colombia, narcotrafficanti, FARC eccetera vivono il loro periodo d'oro. Sono racconti che sul nostro immaginario esercitano sempre la suggestione dell'alieno, importanti, difficili, esotici, ricchi di pericoli quasi inimmaginabili. Questo libro l'ha scritto una ragazza dell'85, nata in Inghilterra ma cresciuta in Colombia, nella Colombia di queste narrazioni, a Cali. Questo soprattutto mi aveva incuriosito. E in effetti la sua narrazione è del tutto originale, diversa, e perciò francamente spiazzante. Paiono racconti variegati, ma di racconto in racconto ti rendi conto dell'unitarietà di trama e personaggi. Il che è piacevolissimo e stimolante, mette tensione. Rispetto all'ambientazione i personaggi sono davvero insoliti, riescono a dare uno spaccato di quel quotidiano in cui sta il vero esotismo, e non c'è minuzia o punto di vista che manca. Perché è un romanzo, ma con la disinvoltura dell'autobiografia.
Non si può dire che sia un libro rilassato, né che le vicende siano dolci, anzi. Ma le emozioni sono fatte vivere con una precisione impressionante. Fa vivere davvero vite in più che non s'immaginavano.

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"Ornamento", di Juan Cárdenas

Una droga che ha effetto solo sulle donne: la premessa del romanzo è accattivante e inquietante, lo sviluppo è sorprendente, anche per l'agilità. Questo Càrdenas, pure lui un colombiano, riesce a usare delle suggestioni gagliarde da immaginario scientifico ottocentesco in un contesto contemporaneo, che nelle minuzie e nelle questioni centrali parla forte di oggi, di ora.
È un libro intelligente. Essenziale, sceglie il fascetto di questioni e personaggi che serve alla riflessione. Riesce ad essere molto maschile e molto femminile, senza che le due anime si stemperino. Paradossalmente è un libro asciutto, quasi privo di ornamenti: l'ornamento è l'inatteso tema portante. Peraltro offre un piacere raro: si riesce a cogliere il punto preciso dell'apice della riflessione del romanzo - arrivati a quelle righe s'intende subito che siamo in vetta. Ed è una vetta acuta, che riguarda la sensazione della bellezza, l'effetto ornamentale. Sono così meravigliose, le cose così intelligenti.

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"Come si dice addio", di Laurie Colwin

Potremmo dire che è la storia di una ragazza ebrea che molla tutto per essere l'unica corista bianca di un gruppo rock nero finché non s'innamora di un brillante avvocato ebreo newyorkese. Ma sarebbe cronaca. Perché questo romanzo ha due pregi molto specifici.
Scava nell'umano in maniera leggera, tanto che non te ne accorgi, finché non ti domandi come avete fatto ad arrivare così in profondità. Punto importante, perché pare semplicemente una prosa brillante, divertente, e invece.
Il secondo è più sottile: è un romanzo femminile, e intessuto di musica. Ma questi sono dei caratteri, non dei contenuti. Si sa: il grande tema affrontato direttamente torreggia immenso, e non può che essere trattato in maniera riduttiva; ma se, qui insieme alla cultura nera, alla tradizione ebraica, alla ricerca del proprio posto nel mondo, musica e femminilità non vengono trattati come materia che divora la trama, ma come carattere e fibra di un equilibrio incerto, ecco che si riesce a precipitare nel cuore delle cose.
Insomma, è una narrazione esperta, raffinata. Aggiungiamoci che è ironica e abbiamo un libro incantevole.

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"Ultimo round", di Julio Cortázar

Senza perdere tempo, questo è un libro (non sono tanti) di cui ti ritrovi a segnare l'indice per non scordarti dove sono quelle pagine, quei pensieri. Io ne ho segnate alcune sulle scale fatte all'indietro, sulla differenza fra albero e toro, sulla concentrazione della distrazione, su come vanno prese in mano certe parole: roba da farsi cascare il libro di mano. Quando leggi cose del genere ti ristrutturi, e puoi tornarci sopra trovando sempre qualcosa di inatteso, sono miniere d'intelligenza che non finiscono.
L'impianto è quello, agile, della raccolta, dell'almanacco, il che rende più palpabile e sorprendente l'esercizio della fantasia come metodo di esplorazione sistematica dell'autore ma anche del lettore, mette meglio in vista i fulcri di un pensiero penetrante e davvero non ordinario. Ha il pregio di aver dentro, in compendio, almeno una gran parte di Cortázar.
La traduzione di Eleonora Mogavero raccoglie una sfida terrificante, perché la lingua qui non è solo e semplicemente precisa, esatta, profonda, ma si spinge su livelli... ultimi, fra poesia e invenzione. Ed è entusiasmante vedere che cosa si riesce a fare con l'italiano all'inseguimento di un grande autore.

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"Tutti i racconti", di Grace Paley

Ne ho un altro forte da suggerirvi, dopotutto chi non legge è perduto.
Giusto un libro di racconti, Non la conscevo, e sono davvero contento di averla conosciuta. Qui si vede in maniera straordinaria che il racconto è un modo di pensare, in cui si può essere accompagnati, e che sviluppa un'intelligenza del mondo molto diversa dal romanzo. Sono quarantacinque racconti vividi, inattesi, incisivi e femminili, c'è tanta New York, atmosfere ebraiche russe, diverse età della vita. È uno di quei rari casi in cui leggendo ti sorprendi delle tue reazioni fisiche, e in questo mi ha sinceramente sorpreso.
La traduzione di Isabella Zani ha una grazia meravigliosa, da grande vorrei sapere l'italiano come lei.

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