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Beauty case

biùti chéis

SignBorsello, bauletto, astuccio atto a contenere prodotti di bellezza, cura e igiene personale, in genere durante viaggi e spostamenti

Composto dell'inglese beauty ‘bellezza’ e case ‘astuccio’.

Apparentemente, una formazione inglese impeccabile. E invece l’astuccio di bellezza è un composto che noi italiani condividiamo con i cugini francesi ma che non trova spazio nei dizionari e nell’uso anglo-americani. Probabilmente questa coniazione ha trovato terreno solido per la sua affermazione grazie al fatto che, nella lingua inglese, il termine beauty dà in effetti origine a numerose espressioni composte: per citare solo le più conosciute che ormai fanno parte della nostra lingua...

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Becco

béc-co

SignSporgenza cornea che riveste gli archi mascellari e mandibolari di certe specie animali, in particolare degli uccelli, e ciò che ne ricorda la forma; maschio della capra, uomo tradito dalla partner

nei primi significati dal latino beccus, di origine gallica; nei secondi, l'etimo è incerto: forse dal latino ibex 'capra selvatica', forse di origine onomatopeica.

Due parole che, nonostante si mostrino gemelle, hanno in comune appena il riferimento al regno animale. Iniziamo dalla più prosaica e pruriginosa: si dice becco (e l'etimologia è discussa), il maschio della capra. Ma sappiamo benissimo che si tratta anche dell'appellativo degli uomini che subiscono un tradimento amoroso - altresì noti come 'cornuti'. Ora, il becco-caprone è senza dubbio cornuto, e fra le due immagini del tradito è più che plausibile che ci sia una connessione, ma non è ...

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Becero

bé-ce-ro

SignRozzo, volgare

da un perduto becerare, probabilmente derivato da un latino: vocilare vociare.

Esistono molte parole per indicare il grezzo, ma spesso hanno connotazioni retrograde, inattuali, misurandolo con la distanza del nobile dal povero - volgare, villano, triviale. L'etimo ci suggerisce probabilmente che il becero invece si concentra su una qualità neutra del rozzo, adatta tanto all'avvocato quanto al contadino: il parlare a voce troppo alta, il gridare per esprimersi. Capita di vedere adoni eleganti, bellissimi, dallo sguardo magnetico, che quando aprono bocca sembra stiano...

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Beffardo

bef-fàr-do

SignChi si diletta nel far beffe; che mostra scherno o ironia con parole o comportamenti

derivato di beffa, di origine onomatopeica.

Il diavolo non è brutto quanto si dipinge. Leggendo le definizioni di questa parola che ricorrono sui dizionari ci si fa l'idea che il beffardo sia un personaggio fortemente negativo. Derisione, sarcasmo, cinismo, crudeltà sono inclinazioni comunemente evocate per descriverlo. Ma tagli del genere prendono solo il peggio del beffardo. La beffa, per quanto scaturisca onomatopeicamente dal verso che si fa con una smorfia, è generalmente descritta come la burla messa con atti e parole per...

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Bega

bè-ga

SignLite, disaccordo; faccenda spiacevole, molesta

dal gotico bēga 'lite'.

Soffermarsi sullo scorcio che ci passa davanti agli occhi ogni giorno dà sempre un piacevole senso di presente sorpresa. E 'bega' è certamente una parola che scivola quotidianamente nei nostri discorsi. La sua storia non è priva di mistero. Infatti, per quanto sia comunemente accreditata l'origine gotica, è curioso che risulti attestata solo nel Settecento, quando i Goti avevano smesso di ruggire ormai da parecchio tempo. C'è chi ha quindi visto in questa parola un recupero dotto, piuttosto...

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Beghina

be-ghì-na

SignBigotta, donna che ostenta uno zelo religioso e una devozione formale

dal francese béguine, forse derivato del medio inglese beggen 'pregare'.

La beghina è una figura femminile; ma non tutti sanno che esiste anche il begardo, non proprio la sua esatta controparte maschile ma comunque affine (probabilmente il suo nome deriva dal medio neerlandese begaert). Questi nomi originariamente descrivono gli appartenenti ad associazioni religiose sorte durante il XII secolo nel nord Europa, che assorbirono derelitti e derelitte di un tessuto sociale stracciato dalle guerre. Queste particolari associazioni non erano incluse nella gerarchia...

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Bellamente

bel-la-mén-te

SignGarbatamente; pacificamente, tranquillamente; spavaldamente, con baldanza

avverbio di bello.

Incredibile come un avverbio trasformi tanto una parola - acquisendo colori formidabili. Passiamo in rassegna i significati (che mi sono parsi principalmente tre). Il meno usato e più difficile è il senso di cortese, gentile, posato. L'idea di porgere bellamente un documento ha un gusto un po' particolare. Già più efficace, invece, il secondo. La domenica mattina (magari una di quelle pulite di novembre), cane al guinzaglio, si può andare bellamente a fare una passeggiata con lui, e viene...

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Bello

bèl-lo

SignEsteticamente gradevole

dal latino bellus 'carino', diminutivo di bonus.

Questo è un esempio lampante di come una parola che sembra facile e luminosa possa invece essere scivolosa e difficile. Intuitivamente sappiamo benissimo di che si tratta, ma del bello si possono dare solo delle definizioni molto generiche: spingersi oltre al gradevole da un punto di vista estetico, sia sensuale sia intellettuale, significa tagliare fuori alcuni impieghi di questo versatile attributo - che senza sovrapposizioni può essere attraente (un bell'uomo), armonioso (un bel...

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Belluino

bel-lu-ì-no

SignDi belva, bestiale

dal latino: belua belva.

Un grido può essere belluino. Una mossa può esserlo. In generale, uno scatto che avvicina la persona ad una belva feroce, ne annebbia l'intelletto, la rende pericolosa. Parola bellissima e terribile che troppo spesso si avrebbe occasione di usare. Anche un clacson può essere belluino.

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Belluria

bel-lù-ria

SignBellezza appariscente; nello scrivere, eleganza artificiosa

derivato di bello, su modello di lussuria.

Questa parola poco comune esprime un concetto assolutamente consueto: la belluria è un tipo di bellezza vistosa, pacchiana, che ha ben poco a che vedere con l'eleganza. Ha ovviamente una vocazione ironica, antifrastica: è una parola che, riferita a un'ostentazione di bellezza, la capovolge in vanità, forse anche in volgarità. E lo stesso vale per l'uso specifico che questa parola si è scavata in relazione allo scrivere: le bellurie di un testo sono le sofisticheríe, gli artifici che vengono...

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