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Egotista

e-go-tì-sta

SignChe ha una considerazione esagerata di sé

da egotismo, che è dall'inglese egotism, termine coniato nel 1714 dal giornalista Joseph Addison sulla rivista "The Spectator", a partire dal latino ego 'io'.

Per quanto l'ego, cioè l'io, ne resti la base comune, l'egoista e l'egotista sono distinti da caratteri molto diversi. L'egoismo non emerge in un'alta considerazione di sé, ma nella ricerca del proprio vantaggio, nel pensare per sé: come scriveva Wilde, nell'esigere che gli altri vivano come pare a noi. L'egotismo invece consiste nell'altissima considerazione di sé, in una smaccata presunzione, in una superiore valutazione di sé rispetto agli altri. Bollare qualcuno come egotista non lo...

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Egregio

e-grè-gio

SignInsigne, eccellente, fuori dal comune

dal latino: egregius composto di e fuori e grex gregge. Che esce dal gregge.

Si tratta di una parola che avrebbe un gran bel connotato. Non è banalmente lo straordinario, ma ciò o chi, per pregi o onore, si discosta dal gregge livellato sul medio - con tutte le sfaccettature di coraggio, di salda individualità, di libertà. Ironicamente, viene usata come titolo di cortesia in fiumane di lettere, riducendola ad una formula esausta che non dice nulla, utile solo all'adulazione e al sussiego. Ma anche allontanandosi dalle liturgie dell'etichetta, l'egregio deve essere...

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Elargire

e-lar-gì-re (io e-lar-gì-sco)

SignDistribuire, donare con generosità

dal latino elargiri, composto di un e- rafforzativo e largiri 'donare, offrire', derivato di largus 'generoso'.

Questo meraviglioso verbo scaturisce da una virtù, descritta con un tratto dei più semplici e forti. Il distribuire, il donare con generosità dell'elargire passa infatti per l'immagine della larghezza - un dare ampio, serafico, misurabile ma non misurato. Non ogni donare generoso è un elargire: il registro aulico di questa parola implica una certa superiorità, materiale o anche solo morale. Il che apre piacevoli usi ironici. La fondazione bancaria elargisce fondi per progetti culturali,...

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Elastico

e-là-sti-co

SignChe tende a riassumere la forma iniziale quando cessa l'azione delle forze che lo deformano; agile, pronto; adattabile

dalla voce del latino scientifico: vis elastica forza elastica, datata verso la metà del XVI secolo; è ripresa dal greco: elater persona o cosa che spinge avanti, da elaunein tirare o spingere.

Questa parola è universalmente consueta quando si tratta degli anellini di plastica elastica che si usano per tenere insieme delle cose: per metonimia si indica un oggetto attraverso una sua qualità - e così degli "anelli di plastica" diventando degli "elastici". Fuori da questo caso, o fuori dai meno quotidiani tappeti elastici, o se non si è ingegneri, capita di rado di considerare questa qualità. L'essere elastico consiste nel reagire alle deformazioni e alle forze subìte senza rompersi,...

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Elegante

e-le-gàn-te

SignFine, di gusto e semplice

dal latino: elegans da eligere scegliere - composto di ex fra e legere scegliere.

Parola di importanza capitale. Senza questa parola è impossibile definire le più alte sfumature di un'estetica che sia specchio di una levatura interiore. Il significato, come accade per le vette, è sottile, tanto che solitamente viene presa come una generica parola che indica qualcosa di fico, o alla moda, o adatto a chissà quali alte sfere di raffinatezza. Ma no. L'elegante sgorga da un'azione esatta: lo scegliere, l'eleggere. Azione puntuale, senza sbavature né incertezze, compiuta...

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Elegiaco

e-le-gì-a-co

SignChe riguarda l'elegia; malinconico, triste

dal greco: elegos canzone di lutto; forse deriva onomatopeicamente da e e legein cioè "dire ahi ahi".

L'elegia nasce come componimento poetico da cantare ai funerali; la sua forma, però, ebbe fortuna e scavalcò in altri generi. Questa parola indica una malinconia affettuosa, di ricordo - forse, anche di nostalgia. Il sentimento elegiaco è quello che fa parlare sottovoce e dir cose bellissime. E non servono i grandi segni della vita per poterlo sorprendere - non funerali, non gravi perdite. Basta sentir parlare di quell'amico che non si è più sentito, di quella storia finita forse troppo...

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Elemosina

e-le-mò-si-na

SignCiò che si dà per carità

dal greco: eleemosyne, da eleeo aver pietà.

Dovrebbe significare qualcosa di bello; un atto generoso, pietoso verso chi si trova in una situazione di svantaggio: un dono di carità, variamente mutuato dalla carità cristiana. Ha però acquistato un connotato di sfumatura peggiore, corrotto con la varietà non sempre schietta e pura dei moventi e sentimenti che portano a fare l'elemosina. Sembra un atto compiuto storcendo il naso, per senso di colpa, per rinforzare senza impegno un'immagine di sé compassionevole, il più basso nella scala...

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Elencare

e-len-cà-re (io e-lèn-co)

SignIndice, lista ordinata

dal greco: elenchos dimostrazione, da elenchein confutare.

All'immagine odierna della lista ordinata, l'elenco approda da un originario significato di dimostrazione o confutazione. Il motivo è intuitivo: facilmente dimostrazioni e confutazioni possono consistere in liste puntuali, costruite con attenzione. L'elenco diventa così un oggetto versatile e suggestivo, che si presta bene ad infiniti usi - dai più pragmatici ai più poetici. Pensiamo all'elenco del telefono e al plazer provenzale, genere letterario medievale in cui il poeta elencava una...

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Elicere

e-lì-ce-re

SignTrarre fuori, far uscire qualcosa

dal latino: ex fuori lacere attrarre.

"Questo finto dolor da molti elìce/ lagrime vere" scrive il Tasso nella Gerusalemme Liberata. E' una parola di elevata poesia, di suono leggero, di immagine delicata. E' un indurre ad uscire che è quasi seduzione, quasi lusinga, quasi furto destro. Si può elìcere una preda, come un sentimento, come una parola. Usare quest'espressione è un marchio di raffinatezza. Esiste quasi esclusivamente all'infinito (elìcere) e alla terza persona del presente indicativo (elìce). Segnaliamo anche...

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Elisir

e-li-sìr

SignIn alchimia, sostanza che trasforma i metalli vili in oro; preparazione farmaceutica liquida; liquore

dall'arabo al-iksir 'la pietra filosofale', probabile adattamento dal greco xerón 'miscela secca'.

In questa parola, così ricca di suggestioni esoteriche e dai complessi significati figurati, è teso un filo fra l'occulto e il conviviale. In origine l'elisir (dall'arabo) sarebbe giusto la pietra filosofale, mitico preparato capace fra l'altro di trasformare metalli vili in oro puro e di donare l'immortalità. Che però non lo si creda una pozione magica sciocchina: l'alchimista trasforma la materia e sé stesso, ed è il percorso sapienziale a conferirgli tali poteri. Tale trasformazione è...

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