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Zacchera

zàc-che-ra

SignSchizzo o grumo di fango

forse da pozzacchera, derivato di pozza; forse dal longobardo zahhar 'goccia'.

La parola 'zacchera' descrive in maniera popolare e vivace sia lo schizzo di fango che lorda la parte bassa di un vestito o di un cappotto, sia il grumo di fango (... o altro) che resta attaccato alla suola della scarpa. Per così dire, è una parola di stagione, che offre anche brillanti derivati quale 'inzaccherato' - cioè vivacemente sporcato, come dopo l'onda di mota sollevata dall'auto in curva, dal frullatore acceso quando era ancora aperto, dal cane che nel giorno di pioggia ti salta...

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Zaffiro

zaf-fì-ro (meno corretto, ma comune: zàf-fi-ro)

Signvarietà di corindone di colore azzurro trasparente, usato come pietra preziosa; colore del minerale noto come zaffiro

Dal latino sapphìrus, a sua volta dal greco σάπφειρος sàppheiros, a sua volta da una lingua semitica, forse dal sanscrito शनिप्रिय zanipriya ‘sacro a Shani/Saturno’.

Siamo terribilmente stanchi: un pesante viaggio ci ha distrutti e intristiti. Tutto a un tratto, il mondo intorno a noi cambia, e un’atmosfera pacifica e luminosa ci circonda: «Dolce color d’oriental zaffiro». Son le parole di Dante, che nel primo canto del Purgatorio inala la luce che comincia a ritrovare e anela all’aria chiara che vede tutt’intorno. Come ce lo immaginiamo questo momento? Tutto, nel quadro che si crea nella nostra mente, è guidato da quel colore «d’oriental zaffiro»:...

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Zaffo

zàf-fo

SignTappo conico di legno ricoperto di tessuto usato per turare la spina di botti e tini; tampone di garza usato per medicazioni o per fermare emorragie

dall'ipotetica voce longobarda zappo o zapfo.

Capita spesso che parole che non si conoscono, o che restano al margine della nostra esperienza, si rivelino tasselli importanti e inattesi nelle storie di parole molto più a buon mercato. Questo è il nostro caso. Il nostro 'tappo' viene dal fràncone, dal gruppo occidentale dei dialetti germanici; e ha la stessa radice germanica che attraverso il longobardo (lingua germanica orientale) ci porta lo 'zaffo'. Curiosamente, notano certi studiosi, 'tappo' è rimasto un termine generico, mentre...

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Zangola

zàn-go-la

SignStrumento per fare il burro sbattendo la panna; catino, mastello; pitale

voce settentrionale, di etimo incerto. Forse da zana 'cesta'; forse da una radice indoeuropea comune al sanscrito gargaras 'strumento musicale, zangola'.

Questa parola emerge misteriosamente dalle nebbie del tempo: possiamo solo dire che si tratta di una voce che nasce nell'Italia settentrionale. Ma ebbene, si rivela davvero fertile di significati. Propriamente la zangola sarebbe lo strumento tradizionale con cui si produce il burro: consiste in un recipiente da riempire di panna, la quale poi ivi, con meccanismi più o meno ingegnosi, più o meno efficienti, viene sbattuta vigorosamente fino ad essere burrificata. Ad esempio, uno dei tipi più...

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Zanzero

zàn-ze-ro

SignCompagno di baldoria; giovane vizioso e scapestrato

etimo incerto.

Se questa parola ci pare di sapore antico, ci pare bene: in effetti è praticamente perduta. Ma è vissuta rigogliosa dall'alba dell'italiano fino alle porte del secolo scorso, e come accade con le piante, spesso parole date per morte rifioriscono. Quindi prendiamoci le misure. Lo zanzero è il compagno di baldoria, di bisboccia. Più comunemente parleremmo di un amico, di un compagnone, di un compare (anche al femminile) - ma senza poter contare su questa pulizia di tratto. Lo zanzero è...

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Zavorra

za-vòr-ra

SignInsieme di pesi sistemati su navi, aerei e macchine ed equipaggiamenti da lavoro per migliorarne la stabilità; peso inutile, ingombro

dal latino: saburra, legata a sabulum sabbia.

L'uso comune figurato che si fa di questa parola non rende giustizia all'oggetto che significa: infatti è normale intendere per "zavorra" un peso inutile, che è solo d'impaccio. Quindi il fratello maggiore non vorrà portare fuori con sé il fratellino perché è solo una zavorra; il gruppo di ciclisti sarà zavorrato da un elemento decisamente fuori allenamento; e lo studente si porterà nello zaino un'ingombrante zavorra di libri dalla dubbia utilità. Ma la zavorra nasce molto tempo fa come...

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Zebedeo

ze-be-dè-o

SignTesticolo; persona stupida

dal nome di Zebedeo, padre degli apostoli Giacomo e Giovanni, che nei Vangeli sono più volte chiamati filii Zebedaei 'figli di Zebedeo'.

Il dissacrante fa parte della nostra cultura quanto il sacro. Ed è sorprendente la fantasia intenta che ha portato il nome di un personaggio dei Vangeli a un significato del genere. Ora, fra i dodici apostoli scelti da Cristo c'erano coppie di fratelli di sangue: pensiamo a Pietro e Andrea, oppure - ed è il caso che ci interessa - a Giovanni (l'evangelista) e Giacomo il maggiore. Questi due erano figli di Zebedeo: oggi diremmo che costui era un imprenditore ittico, visto che lui stesso era...

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Zelo

zè-lo

SignDedizione, solerzia, fervore; in poesia, passione

dal greco: zelos spirito di emulazione.

Lo zelo è un impegno assiduo, sollecito, laborioso: in sé ha la brama dell'emulazione, del voler pareggiare col massimo, del voler superare tutti in operosità per raggiungere un fine - e perciò vediamo che è una parola ambivalente: se può essere cifra di entusiasmo, di aderenza ad un ideale, può anche essere cifra di arrivismo e ambizione. Così sarà zelante il capitano dei carabinieri che si adopera senza sosta per sgominare una banda di rapinatori; il funzionario che voglia farsi notare...

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Zen

zèn

SignForma di Buddhismo giapponese, derivante dal Buddhismo chán cinese

dal giapponese zen, a sua volta dal cinese chán, a sua volta dal sanscrito ध्यान dhyāna ‘meditazione, pensiero, riflessione’.

Dopo aver scelto la parola da proporre questa settimana, ho deciso di fare una veloce ricerca on line, scrivendo su Google “giardino zen”. I risultati son tantissimi (più di sette milioni, stando a quanto dice il motore di ricerca): “come fare un giardino zen”, “la filosofia del giardino zen”, “il perfetto giardino zen”… peccato che il giardino zen non esista. Mi spiego meglio: nell’immaginario occidentale è zen tutto ciò che rimanda alla meditazione orientale, alla quiete, alla pace, eppure...

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Zerbino

zer-bì-no

SignPiccolo tappeto che si mette davanti all'ingresso per pulirsi le suole; giovane galante eccessivamente curato

nel primo significato, dall'arabo zirbiy 'tappeto, cuscino'; nel secondo, da Zerbino, nome di un personaggio dell'Orlando Furioso.

Questa non è una parola, sono due. Lo zerbino frequenta i nostri pensieri e i nostri discorsi quale piccolo tappeto o stuoia da piazzare all'ingresso delle abitazioni - e l'origine araba del nome non stupisce. Quella ispida, resistente ruvidità che detesteremmo in un tappeto da interni per lo zerbino è invece funzionale: infatti, anche se può avere qualche velleità decorativa, esso serve essenzialmente a grattarci sopra le suole delle scarpe per pulirle prima di entrare in casa, in ufficio...

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