Acusmatico

a-cu-smà-ti-co

Significato Di suono che si sente senza che la sua origine sia visibile

Etimologia dal francese: acousmatique, aggettivo coniato dal compositore e musicologo francese Pierre Schaeffer intorno alla metà del secolo scorso, mutuato dal greco: akousmatikoi, nome degli allievi di Pitagora che udivano in silenzio le sue lezioni senza vederlo, da akousma voce, suono.

Si dice che gli allievi ancora non iniziati ai segreti esoterici della sua dottrina seguissero le lezioni di Pitagora mentre questo parlava da dietro una tenda. Va da sé che loro dovevano ascoltare in assoluto silenzio. Questa immagine della voce che si ode senza che ne sia visibile la fonte dette a Schaeffer una suggestione con cui descrivere l’allora rampante fenomeno della musica ottenuta manipolando il suono, specie registrato - fenomeno che preluse alla musica composta per mezzo di computer e sintetizzatori. Lo strumento musicale scompare, resta la voce della musica.

Questo aggettivo si è però rivelato versatile, e ha travalicato il campo musicale: in effetti può essere impiegato in tutti i casi in cui sia udito un suono la cui origine non è visibile. È quindi acusmatica una voce al telefono, dato che la persona all’altro capo non si vede; è acusmatica la voce narrante di un film, presente ma non collocata spazialmente; e riposando nella stanza che dà sulla strada ci giunge il rumore acusmatico del traffico, con clacson e sirene persi in lontananza.

Rileviamo comunque che si tratta di una parola poco conosciuta e colorata di tecnicismo - e perciò difficilmente utilizzabile in maniera proficua. Ma esprime un concetto complesso con una sintesi straordinaria, e questo è pur sempre un pregio.

Parola pubblicata il 27 Febbraio 2014