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Anagramma

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SignTrasposizione delle lettere di una o più parole per ottenere un’altra o più parole

Dal greco anà ‘al contrario’ e gràmma ‘lettera’

Secondo me vi è capitato, almeno una volta, di perdervi in un rompicapo della Settimana Enigmistica, vischioso come denso miele. Nel mio caso, mi malriusciva sempre l’anagramma: mio tallone d’Achille anche il rebus, ma come l’anagramma, così male no.

Esso può coinvolgere una sola parola (come in “meringa” – “margine”) o più parole (come per esempio “antico romano – Marco Antonio”). Nel primo caso si parla di anagramma semplice, nel secondo di sintagma anagrammato.

Avrete notato come nel secondo esempio vi sia affinità di significato tra le parole di partenza e quelle di arrivo: Marco Antonio era luogotenente di Gaio Giulio Cesare e grande rivale di Ottaviano Augusto, primo imperatore di Roma – senza dubbio un 'antico romano'. Si tratta di un esempio moderno di onomanzia (presagio tratto dai nomi) con anagramma. Il primo di questi gioiellini linguistici è da far risalire addirittura al III secolo a.C. quando Licofrone, poeta greco, anagrammò con fine encomiastico il nome del proprio sovrano, Tolomeo: in greco l’anagramma di Ptolemaîos risultò apò mélitos, ‘di miele’. Un giochetto fortuito che ha probabilmente assicurato a Licofrone belle cose da parte di Tolomeo e a noi un passatempo interessante.

Di esempi ce ne sono altri: cosa è un bibliotecario se non un beato coi libri? Chi viene in mente alla menzione di un santo morto fra pietre se non Stefano protomartire? L’anagramma non è solo un delizioso svago da spiaggia, ma anche un raffinato artificio retorico che crea effetti interessanti e divertenti.

Possiamo trovare anagrammi negli pseudonimi di artisti e personaggi noti: Trilussa, scrittore romano a cavallo tra XIX e XX secolo, ha anagrammato il proprio cognome, Salustri, per ottenere il proprio nome d’arte – Trilussa, appunto. François-Marie Arouet ha adottato un metodo più complesso. Ha accostato ad "Arouet" la sigla l.j. (‘le jeune’, il giovane). Ha preso il risultato e lo ha anagrammato. u/v e j/i erano intercambiabili: così nasce Voltaire.

Perdonatemi il politically correct, poi, quando vi dico che chi dice donna non dice danno: la simpatia e giocosità dell’anagramma lo hanno reso anche base di numerosi frasi fatte e proverbi come quello (anche se il caso donnadanno è un anagramma molto moderato).

Chi si diverte a fare anagrammi, poi, non sono solo gli autori di giochi enigmistici: se cercate la parola “anagramma” anche Google fa il simpatico nei risultati della ricerca. Insomma, che vogliate dilettarvi nella ricerca di presagi nei nomi degli amici o semplicemente trastullarvi, questa parola fa al caso vostro.

Mauro Aresu, giovane studente di Lettere classiche, a venerdì alterni ci racconta una figura retorica.

Parola pubblicata il 20 Ottobre 2017

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