Anatocismo

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a-na-to-cì-smo

SignProduzione di interessi su interessi già maturati

dal greco anatokismós, composto da anà- 'di nuovo' e tokismós 'interesse, usura'. Interesse sull'interesse.

Parola tecnica ma importante, che accende grandi sentimenti; se ne sente parlare molto, e non molti sanno di che cosa si tratta. Appartiene al gergo bancario e del diritto, e descrive un fenomeno che riguarda la maturazione di interessi su un capitale. (Serve qualche numero ma è tutto in discesa.)

Questo fenomeno consiste nella produzione di interessi sugli interessi maturati: in altri termini, se mi mutui un capitale di 1000 euro con il 10% di interesse annuo, dopo un anno ti dovrò dare 1.100; lo stesso accadrebbe nell'anno successivo, e ti dovrei rendere un totale di 1.200. In caso di anatocismo, gli interessi che ti dovevo per il primo anno vengono 'capitalizzati', per cui il secondo anno il 10% sarà calcolato su quei 1.100 (somma di capitale e interessi), non solo sul capitale iniziale di 1.000 - per cui ti dovrò 1.210. La capitalizzazione dell'anatocismo, a seconda dei patti, può essere annuale, semestrale, trimestrale - più frequente, più redditizia.

L'art. 1283 del nostro codice civile sancisce un divieto generale di prevedere la maturazione di interessi sugli interessi, fatte salve alcune specifiche eccezioni. Fra queste eccezioni troviamo quella degli usi normativi contrari, che le banche nei decenni scorsi hanno usato come fulcro per legittimare clausole anatocistiche; ma non solo la giurisprudenza è ormai concorde nell'affermare che la prassi bancaria di richiedere interessi sugli interessi non integra un uso normativo: il comma 629 della legge si stabilità del 2014 ha esplicitamente escluso l'ulteriore produzione di interessi da parte di interessi capitalizzati. Quindi ciccia. Anzi, quelle anatocistiche sono clausole che, rivolgendosi a un avvocato, possono essere smontate in giudizio - e l'indebito può essere recuperato.

È un termine che accende grandi sentimenti, dicevo, proprio perché le clausole anatocistiche sono (a ragione) sentite come abusive, delle vere e proprie ingiustizie che un contraente forte impone a quello più debole.

Parola pubblicata il 08 Gennaio 2016

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