Apota

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a-pò-ta

SignScettico, che non presta fede ingenuamente

Termine coniato nel 1922 dal giornalista italiano Giuseppe Prezzolini, apparso per la prima volta sulla rivista "La Rivoluzione liberale", fondata da Gobetti; dal greco apotos 'che non beve', composto da a- privativa e dalla radice del verbo pìno bere (che si rinviene, ad esempio, in 'potabile').

L'apòta è colui che non se la beve.

Questo termine fu coniato nel '22 da Prezzolini, il mese prima che Mussolini guidasse la marcia su Roma. Costituiva idealmente la "Società degli apoti": davanti ai tumultuosi accadimenti di quel periodo e alle nuove realtà che si stavano imponendo, la scelta che proponeva era di non lasciarsela dare a bere e sottrarvisi, al fine di ricercare la perduta limpidezza di pensiero. Di lì a poco, infatti, lascerà per sempre l'Italia, per la Francia prima e gli Stati Uniti poi.

Quella dell'apota è quindi una figura simile allo scettico: non prestano fede a tutto, non credono ingenuamente a ciò che viene detto loro. Ma l'apota, inoltre, mostra una certa sfumatura escapista, un'inclinazione all'allontanamento: lo scettico magari resta volentieri al tavolo, l'apota no.

Sono molti i giornalisti e i letterati italiani che sono ricorsi a questo concetto, idealmente aderendo alla "Società degli apoti", a volte come espressione di un desiderio di ricercare una verità diversa da quella scodellata, a volte come espressione di una volontà quasi anacoretica di abbandonare confronti ritenuti corruttivi: Montanelli, Longanesi, Guareschi, Malaparte.

Oggi resta una parola rara - che spesso non è neppure registrata sui dizionari. Ma può essere piacevole e calzante descrivere qualcuno come apota: trasforma la descrizione dinamica del 'non bersela' in una qualità intima e generale.

Parola pubblicata il 14 Gennaio 2016

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