Appalto

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ap-pàl-to

SignContratto con cui un soggetto si impegna dietro pagamento a svolgere in favore di un altro opere o servizi, a proprio rischio e facendosi carico dell'organizzazione dei mezzi necessari

probabilmente derivato dal latino: pactum patto, contratto. Qualcuno lo vuole derivato dal greco: pallion giavellotto, in riferimento all'asta che a Roma veniva piantata in terra nel luogo in cui si svolgevano le aste (appunto) e venivano assegnati gli appalti pubblici.

Questa antichissima forma d'accordo, neutra come solo un articolo di codice civile sa essere, nell'uso quotidiano che se ne sente fare negli articoli e alla televisione ha un colore molto preciso: quello di un interstizio in cui colano e prosperano collusioni più o meno criminali. In ambito pubblico, la frizione dell'appalto collega amministratori e amici, istituzioni e organizzazioni criminali, un sistema oliato da tangenti silenziose che trasforma la necessità pubblica in privata convenienza.

Se però dietro le formule aride del diritto si vedono sorgere prepotentemente dalla cronaca fenomeni di questi tipo, l'appalto in sé riesce invece in quelle stesse formule come cifra atavica di un vivere sociale e civile, del tempo in cui le diverse inclinazioni di ciascuno iniziarono a valere - in cui ci si mise a cercare qualcuno di onesto e bravo che lo facesse, quel lavoro, e che lo facesse a piombo, proprio bene.

Parola pubblicata il 11 Maggio 2013

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