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Ariano

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a-rià-no

SignRelativo all’eresia cristiana il cui eresiarca fu il teologo Ario; secondo la concezione razzista e antisemita, chi appartiene alla razza nordica (o bianca in generale)

Nel primo caso dal latino ariànus ‘relativo ad Ario’; nel secondo dal sanscrito आर्य (Ārya) ‘Ario, rispettabile, onorevole’.

Innanzitutto, togliamo di mezzo uno dei due significati (la cui derivazione non ha niente a che fare con quella dell’altro significato): ariano era il seguace dell’arianesimo, eresia derivante dalle concezioni di Ario, teologo cristiano berbero che visse a cavallo tra il terzo e il quarto secolo, secondo cui il Figlio, all’interno della Trinità, sarebbe stato subordinato al Padre (negava, in somma, la consustanzialità della Trinità). Detto ciò, facciamo un lungo salto nel tempo per arrivare al ventesimo secolo.

Siamo nel 1925. Un anno fa Adolf Hitler, trentacinquenne, è stato incarcerato per via del tentativo – fallito – di colpo di stato dell’anno ancora prima, il noto “Putsch di Monaco”. Nel 1925, per l’appunto, viene pubblicato il frutto della sua scrittura (o meglio, dettatura) del periodo della reclusione: il Mein Kampf. Nella prima parte di questo testo, chiamata Mein Leben (‘La mia vita’), Hitler dice esplicitamente che ciò che era conosciuto allora per quanto riguarda arte, scienza e tecnica era quasi completamente frutto dell’ingegno degli Ariani. Ma chi erano, questi Ariani? E perché Hitler ne parla?

आर्य (Ārya) era un termine usato per designare gli appartenenti all’etnia – anzi, al gruppo di etnie – che migrò verso la regione chiamata आर्यावर्त (Āryāvarta), nell’India centrale e settentrionale. Il termine fu anche utilizzato da queste etnie per auto-definirsi: significa, infatti, anche ‘rispettabile, onorevole’.

Tutto ciò si sa grazie a una scienza: la linguistica. Nell’Ottocento, questa branca del sapere ci ha regalato quella scoperta importantissima che è la famiglia linguistica indoeuropea. La comunanza linguistica ha dato adito anche all’idea di una comunanza etnica, e questa comunanza etnica è stata sfruttata dalle pseudoscienze tanto in voga nell’Ottocento per giustificare, facendo ricorso a improbabili spiegazioni basate su dati tutt’altro che scientifici, teorie razziste: la civiltà dell’uomo, secondo tali teorie, culminava nella “razza” bianca, discendente dagli Arii – la “razza” ariana, quindi – mentre le altre “razze”, mescolandosi con gli Ariani, rappresentavano la decadenza della civiltà.

Il resto è storia. Le teorie linguistiche, maldestramente miscelate a quelle antropologiche del periodo, furono infelicemente travasate nell’ambito politico, dapprima con la colonizzazione britannica dell’India (fu diffusa l’idea che gli Ariani fossero bianchi ai quali, sottomesse le popolazioni scure dell’India in seguito alla migrazione di cui si è già parlato, spettava la posizione dominante), poi con l’idea, infondata, che gli Ariani fossero originari dell’Europa settentrionale: da quest’ultima ipotesi deriva il motivo per cui il termine ariano è tristemente noto oggigiorno, ovverosia il razzismo scientifico del nazismo.

Un concetto neutrale originato nell’ambito della linguistica, quindi, dopo essere stato preso e tirato e deformato a piacimento è diventato il manifesto di un’aberrante ideologia politica, proprio come, in modo un po’ diverso – ma sempre nello stesso contesto – è stata dissacrata la svastica, originariamente simbolo di buon auspicio.

Mauro Aresu, giovane studente di Lettere classiche, a venerdì alterni ci racconta una vicinanza fra italiano e sanscrito.

Parola pubblicata il 22 Marzo 2019

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