Arrabbiato

04 Agosto 2016

ar-rab-bià-to

SignMalato di rabbia; adirato, infuriato

composto parasintetico di rabbia, dal latino rabies 'rabbia'.

Come avviene con lo scorbutico, anche il concetto di 'arrabbiato' scaturisce dai caratteri di chi sia affetto da una patologia - in questo caso la rabbia, il morbus caninus. Quando ormai la malattia non lascia scampo, chi ne sia affetto mostra una straordinaria aggressività, ha allucinazioni, schiuma ed è idrofobo: quale rappresentazione più incisiva per descrivere questa emozione fondamentale? L'associazione è presente già in latino - anche se la rabies latina manteneva anche dei significati positivi di ardore, molto sfumati nella rabbia e nell'arrabbiato odierni, ma non del tutto dissolti.

Infatti, anche se comunemente l'arrabbiato è semplicemente l'infuriato, può anche mostrare dei caratteri di tenacia, di accanimento (!), di movimento: pensiamo ai fautori arrabbiati di una certa posizione, al critico arrabbiato che non perdona alcun errore, al musicista arrabbiato che regge il palco da solo. Tale congerie di immagini è alla base di usi popolari del genere di 'caro arrabbiato' (nel senso di molto costoso) o 'caldo arrabbiato' - e come dimenticare gli spaghetti all'arrabbiata, cucinati col peperoncino?


- «Ho mangiato al ristorante arrabbiato.» «Quale?» «Tu conosci i paesi arrabbiati, no? Egipto, Marrucco, Palestino…»

Sarà perché questa frase è stata detta mentre sui mezzi di informazione imperversavano le foto delle rivolte della primavera araba, ma in quel momento, i paesi arabi sembravano veramente arrabbiati e in un certo senso ho catalogato questo errore come relativo al particolare periodo storico che si viveva in quel momento. C’è un’altra spiegazione, però. Come abbiamo già visto, nel processo che porta all’acquisizione del lessico un elemento simile si può inserire creando un disturbo.

Per esempio io so, o ipotizzo, che i paesi del nord Africa e del Medio Oriente si possano chiamare arabi, arabici, arabiani o qualcosa del genere. Poi un giorno sento la parola arrabbiato (ricordatevi che questo io ipotetico è straniero e spesso ha una certa difficoltà a distinguere le doppie) e penso: ”allora è così che si dice!”. E invece no, l’assonanza fra le due parole mi ha portato in errore.

È successa una cosa simile a una mia amica polacca. Sapeva bene che in Italia ci sono diversi dialetti, anche se ancora non li poteva distinguere. E c’era questa parola, poi si scoprì in dialetto siciliano, che tutti, da nord a sud, ripetevano. Sicuramente significava “amica”. Quindi, pensando di fare la spiritosa, scrivendomi una email ha esordito allegramente con “Ciao Minchia!”. Ho cercato di farle capire diplomaticamente che forse c’era un errore. E la sua risposta è stata meglio di qualsiasi scusa: “quando ho capito che ho detto un parolaccia sono arrostita!”. Con errori così, come si fa ad arrabbiarsi?

Con Chiara Pegoraro, esperta insegnante d'italiano per stranieri, a giovedì alterni affronteremo le questioni più problematiche e divertenti che riguardano l'apprendimento dell'italiano come seconda lingua.

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