Babele

ba-bè-le

Significato Luogo caotico; disordine

Etimologia secondo un etimo classico il nome di questa città deriva dalla lingua accadica: bab-el porta di dio; sembra comunque da scartare la pseudo-etimologia che lo vuole connesso con l’ebraico: balal confusione.

Secondo il racconto biblico, un re di Babele (o Babilonia, che dir si voglia), Nimrod, decise di costruire una torre così alta da raggiungere il cielo. Dio, adirato per la superbia di Nimrod, lo fulminò (anche se ci sono racconti diversi sulla sua fine, quel che conta è che finì male perché era un dissoluto). In più Dio mandò a ramengo il cantiere della Torre con un metodo raffinatissimo: fece sì che le persone di Babele iniziassero a parlare lingue diverse, in modo che non potessero più organizzarsi per portare avanti la grande costruzione.

Da questa narrazione biblica traiamo la nostra rigogliosa antonomasia, per cui babele vuol dire caos. Ci si potrà ritrovare nella babele di un ufficio all’ora di punta; il mercato delle pulci sarà una babele di contrattazioni; e nella babele di casa propria ci si sentirà sereni come non mai.

Comunque la torre di Babele è veramente esistita: nell’antica Babilonia sorgeva infatti una ziqqurrat di dimensioni straordinarie, chiamata Etemenanki (“il tempio delle fondamenta del cielo e della terra”). Questa piramide a gradoni aveva una base quadrata di quasi cento metri per lato, ed era alta altrettanto; sulla cima, coperto di smalti preziosi, era posto il tempio vero e proprio. Si dice che fosse stato il famoso sovrano Hammurabi ad iniziarne la costruzione nel II millennio a.C., la quale, dopo una serie di demolizioni e ricostruzioni successive, vide la sua conclusione sotto il regno di Nabucodonosor II, nel VI secolo a.C. Fu definitivamente distrutta da Alessandro Magno: voleva farla ricostruire più bella di prima, ma gli mancò il tempo.

È forse la più prestigiosa esclusa dal novero delle Sette Meraviglie del Mondo antico, un novero che nei secoli trovò il suo canone, ma che per lungo tempo fu incerto. E forse, rispetto ad opere grandiose ma leggendarie, quali i Giardini Pensili, l’Etemenanki, la Torre di Babele, il vero prototipo e archetipo culturale di ogni grande opera architettonica, meritava di più di trovarvi posto.

Insomma, qualcuno dovrebbe mandare una mail a Filone di Bisanzio perché riveda il suo “De septem orbis spectaculis”.

Parola pubblicata il 28 Febbraio 2014