Berserk

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bèrserk

SignAntico guerriero scandinavo; stato di furia incontrollabile

voce inglese, trasposizione del norreno berserkr.

Questa parola, semplificazione che storpia gli originali scandinavi, descrive un concetto molto importante e interessante.

Nell'universo scandinavo, il berserkr era un guerriero terrificante, appartenente a un'indefinita setta religiosa: vestito di pelli di lupo o d'orso prima della battaglia entrava in una sorta di trance furioso, il cosiddetto berserksgangr. A quel punto non provava più dolore, e attaccava chiunque gli si parasse davanti con la forza e la ferocia di una bestia selvaggia impazzita. Nell'Ynglinga saga, composto nella prima metà del XIII secolo dal poeta islandese Snorri Sturluson, si racconta che "si precipitavano avanti senza armatura, pazzi come cani o lupi, mordevano i loro scudi, ed erano forti come orsi o tori selvaggi, uccidevano la gente con un sol colpo, ma né il fuoco né il ferro potevano nulla contro di loro".

La loro tremenda fama soffondeva un'aura di leggenda: si diceva che si trasformassero in orsi, durante la lotta, e che fossero invincibili. Ma questo carattere leggendario non deve trarre in inganno; i berserkir sono figure storiche: a esempio, fra il IX e il X secolo Harald I, fondatore del regno di Norvegia, li volle come sua guardia personale. Fu con l'avvento del cristianesimo che trovarono il loro crepuscolo: erano in evidente odore di possessione demoniaca.

Il nome e l'immagine del berserk - come più semplicemente viene chiamato - è entrato più profondamente nella nostra cultura per le vie dei romanzi fantasy, dei giochi di ruolo, dei fumetti e dei videogiochi - sempre sensibili a simili suggestioni. In particolare è diventata comune la metonimia per cui, col nome di questi antichi guerrieri, si intende la furia cieca che li invasava: a esempio, ci si può trovare nella situazione di affrontare il berserk dell'automobilista che ci ha tamponato, certe osservazioni politiche possono mandarci in berserk, e la mamma esplode in un berserk incontenibile quando per l'ennesima volta le facciamo trovare la cucina invasa di stoviglie sporche.

Una parola forte, che richiama un lignaggio storico di grande valore - a dispetto del suo registro giovanile.

Parola pubblicata il 29 Novembre 2014

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