Bischero

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bì-sche-ro

SignSpina che regola la tensione di una corda in uno strumento musicale; nell'uso toscano, membro maschile, ma soprattutto sciocco

etimo incerto.

Il mio banale orgoglio fiorentino freme nel trattare una parola che, mentre sul panorama nazionale ha così poco rilievo, in Toscana diventa un elemento identitario - tanto da essere la prima parola che si usa quando si vuole imitare un toscano.

Universalmente, il bischero è la spina che, posta in cima al manico degli strumenti a corde, permette di regolare la tensione della singola corda. Elemento che pare umile, ma che nasconde le più raffinate accortezze del'arte dei liutai, basandosi su un sottilissimo gioco di attriti e di minime inclinazioni della spina conica. Il nome di tale oggetto, con tutta probabilità, trae origine da un riferimento sessuale: infatti 'bischero', nel suo significato primigenio, indica il membro maschile - secondo un'etimologia non chiarita. È consueto che tale riferimento finisca per indicare anche la persona sciocca, credulona, poco avveduta - basti pensare all'omologo 'minchione'. Però in Toscana il sapere popolare riconduce questo particolare uso a una curiosa storia che riguarda l'antica casata nobiliare dei Bischeri.

Quando Firenze, nel XIII secolo, iniziò ad essere un polo economico e culturale di alto livello, fu sentita la necessità di costruire una cattedrale più confacente, dato che l'antica Santa Reparata cascava a pezzi. La Repubblica Fiorentina si adoperò per acquistare gli edifici che sarebbero dovuti essere demoliti per fare spazio al nuovo, colossale cantiere, e fra questi una grossa porzione apparteneva alla famiglia dei Bischeri. Si dice che questi tirarono tanto sul prezzo che alla fine la Repubblica li espropriò per un prezzo irrisorio - o secondo altri, che misteriosamente un incendio notturno li rase al suolo. Insomma, furono dei bischeri.

Più che avere un valore etimologico, questa storia ha un valore esplicativo del concetto toscano di bischero, quale esempio eccellente di ingenuità sciocca.

Parola pubblicata il 22 Dicembre 2015

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