Bonsai

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bon-sà-i

SignTecnica di coltivazione giapponese tramite cui le piante vengono miniaturizzate; pianta ottenuta con questa tecnica

voce giapponese che significa "coltivato in vassoio", composto da bon vassoio e sai coltivare. In kanji è scritta "盆栽".

"Bonsai" è l'arte di crescere alberi in un vaso. Per dire la verità, l'origine del bonsai non si trova in Giappone. Bonsai venne in Giappone da Cina nell'epoca Heian (cioè dal 797 d.C. al 1185 d.C.). Ma benché fosse nato in Cina, in Giappone si è evoluto. Era legato con il concetto di Zen, un insieme di scuole buddiste, e uno degli oggetti (e gusti) del bonsai è riprodurre la scena mentale, cioè pensieri, sentimenti, dolori. È molto astratto, idealistico, e misterioso. Coltivare bonsai è diventato un tipo di pratica spirituale.

Un altro gusto di bonsai è "imperfezione" (oppure "perfezione cambiando costantemente"). Bonsai vive. Sempre cresce e sempre si modifica. Non si ferma fino alla morte. Quindi si può dire che bonsai è l'arte mai finita. È sempre compiuto ma anche sempre incompiuto. Chi guarda bonsai prova vigorosità serena perché è vivente: una magia dei bonsai.

Adesso bonsai attira gli sguardi di tutto il mondo. Forse è più popolare in Europa e negli Stati Uniti che in Giappone. Purtroppo non è popolare fra i giovani giapponesi, perché ci vuole tanto tempo per coltivare i bonsai e i giapponesi non hanno il tempo. Sono troppo impegnati. Li coltivano soli i vecchi. Dovremmo rivalutare i bonsai!

Quella del bonsai è un'immagine molto suggestiva: un albero viene cresciuto in un vaso, mantenendolo di dimensioni ridotte e foggiato come fosse una scultura vivente. Si tratta di un'immagine che facilmente può essere usata in senso figurato: bonsai può essere un apparecchio che è la miniaturizzazione di un apparecchio più vecchio e grosso, un compendio curatissimo che non tralascia nulla di un'opera più ampia, una cittadina di emigrati che riproduce la città di origine. Notiamo che nell'uso figurato il connotato di vitalità e di oggetto in continuo mutamento, per quanto fondamentale, non sempre mantiene rilevanza.

Insieme ad Haruki Ishida, giovane dottore in Lingua e Letteratura italiana dell'Università di Kyoto, un giovedì ogni due vi proponiamo una parola giapponese diventata consueta anche agli Italiani, cercando di tracciarne l'origine e il modo in cui vive nelle nostre culture. Il testo in corsivo è opera sua.

Parola pubblicata il 17 Ottobre 2013

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