Buzzurro

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buz-zùr-ro

SignAntico epiteto spregiativo per i venditori ambulanti di castagne; persona rozza, ignorante

etimo incerto.

Dietro una facile ingiuria, che descrive una persona rozza e ignorante e che come tale si comporta, si nasconde uno spaccato storico toccante. Ma non inaspettato: di molte ingiurie, dalla giusta distanza, si apprezza la dimensione umana.

Le prime attestazioni di questa parola si hanno nella Firenze dell'Ottocento: qui i buzzurri erano coloro che, d'inverno, giungevano dal Canton Ticino e dal Nord Italia a vendere castagne lesse o bruciate, polenta, mele cotte. Gente povera ma tosta, che veniva da molto lontano a commerciare povera merce, e che quindi non solo non aveva un'alta cultura, ma era anche fuori dalla cultura popolare del luogo in cui, per forza, si ritrovava a vivere durante la stagione fredda. Questo nome ebbe gran successo in tutto il Centro Italia: a Roma, per certe fasce della popolazione, nel periodo in cui vi fu trasferita la capitale (col conseguente arrivo di molti Piemontesi), prese il significato di immigrato, nuovo abitante, con un forte tono spregiativo. Ma dalle fonti ottocentesche possiamo vedere che i buzzurri non erano disprezzati da tutti: molti ne apprezzavano la laboriosità. Anche se, col passare dei decenni, a questa parola è rimasto l'unico colore dello spregio.

Una vicenda davvero curiosa, nevvero? La storia delle parole riserva riflessioni sempre attuali.

Parola pubblicata il 13 Novembre 2015

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