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Cacao

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ca-cà-o

SignPianta del genere Theobroma originaria dell'America centrale; polvere ottenuta dalla macinazione dei suoi semi

dallo spagnolo cacao, a sua volta derivato dalla voce nahuatl cacahuatl.

Il termine cacao è giunto alle lingue europee nel XVI secolo, quando i colonizzatori spagnoli entrarono in contatto con i gruppi nahua del Messico centrale (quelli che oggi chiamiamo impropriamente Aztechi, ma questa è un’altra storia…), dai quali appresero non solo il termine ma anche l’uso alimentare della pianta (Theobroma cacao). Nella locale lingua náhuatl, il termine cacahuatl indicava la pianta e il frutto del cacao, mentre con cacahuātl (cacahua-tl + at-l, “acqua” e, per estensione, “bevanda”) si denominavano le bevande a base di cacao.

Tanto il termine come la bevanda, in realtà, erano in uso da secoli tra i popoli della Mesoamerica e pare che la loro origine vada ricercata tra i popoli di lingua mixe-zoque che alla metà del secondo millennio a.C. popolavano l’area tra il sud del Golfo del Messico e la costa pacifica del Chiapas e del Guatemala; alla lingua di queste genti risalirebbe il termine kakaw, ben presto adottato in tutta la Mesoamerica, dove nobili e sovrani consumavano cacao in vere e proprie esibizioni di lusso cortese.

La preparazione del cacao prevedeva che le fave, estratte dalla bianca polpa interna al frutto, fossero fatte fermentare, tostate e macinate ottenendo così un impasto umido che veniva disciolto in acqua insieme ad altri ingredienti; una densa schiuma sulla superficie della bevanda veniva ottenuta versandola ripetutamente da un vaso all’altro.

I Maya classici bevevano il cacao in eleganti vasi cilindrici decorati da iscrizioni che ne esplicitavano il contenuto: per questo sappiamo dell’esistenza di un gran numero di preparazioni come, ad esempio, yutal kakaw, “cacao fruttato”, tzah kakaw, “cacao dolce”, chab’il kakaw, “cacao con miele”, suutz kakaw, “cacao con frutti di bosco”, tzih kakaw, “cacao puro”, k’an kakaw, “cacao maturo”, ikal kakaw, “cacao con peperoncino” ecc.; in alcuni casi, si menziona cacao proveniente da luoghi specifici, come una sorta di DOCG ante litteram. Frequente era anche la miscela con mais macinato e infusi di fiori di vaniglia, di magnolia e di molte altre specie.

La grande varietà delle pregiate bevande e il fatto che le fave del cacao fossero utilizzate come una sorta di moneta dai popoli mesoamericani accrebbero la curiosità dei coloni europei, che ben presto importarono la bevanda in Europa insieme, al suo nome indigeno. Nelle fonti coloniali in latino, spagnolo e italiano, infatti, si osserva sin dagli inizi del XVI secolo l’uso di termini come 'cacao' e 'cacauate', mentre le fave sono sovente paragonate alle mandorle. Da allora i nostri antenati iniziarono ad apprezzare il cacao e ad adattarlo progressivamente agli usi alimentari locali, dando avvio a una lunga storia d’amore ben lungi dall’essere conclusa.

Con Davide Domenici, antropologo e ricercatore presso l’Università di Bologna, un giovedì ogni due esploreremo un termine della galassia del cibo che giunge in italiano dalle lingue dell'America precolombiana.

Parola pubblicata il 10 Novembre 2016

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