Casanova

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ca-sa-nò-va

SignDonnaiolo, seduttore

dal nome di Giacomo Casanova, scrittore e avventuriero veneziano vissuto nel XVIII secolo.

Oggi usiamo normalmente questa parola per indicare con vigore espressivo un seduttore, sempre in cerca di avventure galanti in cui ha un notevole successo. Tale vigore è dovuto a un'antonomasia di grande smalto: infatti traiamo questo nome da quello di Giacomo Casanova, scrittore e avventuriero di cittadinanza veneziana vissuto nel '700.

La figura di Casanova è eccezionale. Fu un vero cosmopolita, un ingegno poliedrico che abbracciò dalla poesia all'alchimia, protagonista smaliziato di avventure rocambolesche in tutta Europa. La sua incredibile vita è raccontata nella sua autobiografia, l'Histoire de ma vie, in cui troviamo un dettagliato resoconto delle sue evasioni, delle sue pratiche magiche, dei suoi intrighi politici, degli incarichi di diplomatico e di agente segreto - e ovviamente, delle sue innumerevoli e spesso torbide avventure galanti.

Queste sono passate alla storia come cifra più rilevante della sua esistenza, evidente nell'antonomasia che usiamo, ma non dobbiamo liquidarlo così: non fu certo una persona appiattita sulle liaison amorose come il personaggio letterario di Don Giovanni.


- "Come va la Casa nuova?” “Perché mi chiami Casanova?” -

Una volta decisi di rischiare e chiedere agli studenti che cosa diceva un’aria lirica. Ascoltammo la celeberrima “Amami Alfredo” della Traviata, e una studentessa dubbiosa mi rispose che la cantante si stava lamentando, dicendo: “Mamma che freddo!”.

L’opera è un caso limite, naturalmente, visto che anche per noi madrelingua può essere difficile capire cosa stiano cantando soprani e tenori, ma questo meccanismo è molto comune.

Oggi vi propongo un esperimento. Andate da un vostro amico straniero, qualcuno che parli una lingua che non conoscete. Può essere una lingua europea, ma se vi sentite particolarmente ardimentosi, provate con una lingua esotica, magari chiedete al vostro ortolano o kebabbaro di fiducia di parlarvi in bengalese o arabo.

Chiedetegli di tradurvi nella sua lingua una frase, non troppo semplice, ma nemmeno troppo complessa, una cosa del tipo “Ieri sono andato al mercato e ho comprato tre mele e due pere”. Niente di troppo difficile. Chiedetegli di pronunciare questa frase due o tre volte a velocità normale, senza scandire le parole. Come farebbe con un connazionale. Ora provate a contare quante parole dice. magari fate un esperimento e coinvolgete qualche amico e scommettete su chi si avvicina di più.

Non è così facile. I principianti (in qualsiasi lingua) si lamentano sempre che i madrelingua parlino a velocità forsennata, mangiandosi le parole. questa impressione è derivata dal fatto che noi ci immaginiamo ogni parola come un’ entità singola, ma nell’eloquio naturale, l’articolazione di una parola si lega a quella che precede e a quella che segue, confondendo le idee ai poveri stranieri, che da un momento all’altro si sentono chiamare Casanova per il solo motivo che abitano in una Casa nuova.

Con Chiara Pegoraro, esperta insegnante d'italiano per stranieri, a giovedì alterni affronteremo le questioni più problematiche e divertenti che riguardano l'apprendimento dell'italiano come seconda lingua.

Parola pubblicata il 31 Marzo 2016

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