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Cashmere

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càshmir

SignLana molto morbida e pregiata ricavata dalle capre del Kashmir; stoffa leggera ricavata da tale lana

dall’inglese cashmere, a sua volta dall’hindi कश्मीर् Kaśmīr, a sua volta dal sanscrito कश्मीर kaśmīra.

Chiunque abbia passato almeno un breve periodo della propria vita nella condizione dello studente fuorisede, ne conosce le difficoltà e le stranezze. In primis, c’è quella sorta di permanenza nel limbo a cavallo tra “quando torno in città mi manca casa mia” e “quando torno in paese mi manca casa mia... l’altra”. Ma vabbè, non è una tragedia. Quando si torna in paese si è sempre un po’ felici: si torna dalla famiglia, dagli amici e, dulcis in fundo, dai comfort. Tra questi ultimi, oltre a un bel divano e all’aria condizionata, c’è anche una mamma che, pazientemente, non mi disereda quando torno con cose da lavare, come i maglioni di cachemire che, considerato il terrore che ho di rovinarli, mi costano in lavanderia quanto le bollette di acqua e luce.

Insomma, cachemire o cashmere, si parla del tessuto morbido, pregiato e caldo di cui spesso ci vestiamo d’inverno. La grafia è oscillante: cachemire, alla francese; cashmere, all’inglese; kashmir, più vicina possibile all’hindi; infine, anche casimir, italianizzato, come recita il Tommaseo-Bellini (dizionario storico di metà Ottocento), “per nominare il tessuto, così addolciscono il nome di cachemire”. Io, personalmente, ho sempre conosciuto la grafia alla francese, mentre i dizionari dell’uso (a parte alcune eccezioni) segnalano come più diffusa la grafia cashmere.

Questo tessuto viene chiamato così dal nome della lana che ne è la materia prima, la quale a sua volta trae il proprio nome dalla zona in cui vi è l’habitat naturale delle capre dalle quali prendiamo questo prezioso vello: il Kashmir (कश्मीर् kaśmīr in hindi, कश्मीर kaśmīra in sanscrito), che è una regione nell’India nord-occidentale.

Non si tratta, quindi, di un termine propriamente sanscrito ripreso in italiano, ma considerato il fatto che la regione moderna trae il nome dal toponimo sanscrito, e che il nome inglese cashmere non è altro che la forma con ellissi (quindi il sottintendimento di qualcosa) di cashmere wool/Kashmir wool (‘lana cashmere, lana del Kashmir’) ha comunque senso provare a individuare il filo che, dal sanscrito, ci porta fino all’italiano. Per completezza, la prima registrazione del termine in un contesto italiano (con riferimento al tessuto) risale al 1892, mentre per quanto riguarda l’inglese (lingua attraverso la quale, come si è detto, il termine è approdato in Italia), il primo uso in riferimento al tessuto è del 1822, mentre le prime attestazioni della grafia cashmere (utilizzata allora, probabilmente, solo come anglicizzazione del toponimo) risalgono alla fine del diciassettesimo secolo.

Quando d’inverno, quindi, torneremo a ricoprirci di strati per non patire il gelo e a rimpiangere (come ogni anno) il caldo che ora, invece, malediciamo da mane a sera, proviamo a ricordarcelo: quel morbido maglione, almeno concettualmente, è un dono dell’India.

Mauro Aresu, giovane studente di Lettere classiche, a venerdì alterni ci racconta una vicinanza fra italiano e sanscrito.

Parola pubblicata il 09 Agosto 2019

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