Cesura

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ce-sù-ra

SignIn poesia, pausa; interruzione, punto di stacco

dal latino: caesura taglio, da caedere tagliare - traduzione del greco: tomé.

Nella metrica poetica latina la cesura era una pausa interna al piede - unità fondamentale della metrica - posta in fine di parola (qualcuno forse ricorderà la cesura pentemimera o eftemimera dell'esametro, posta cioè dopo i primi cinque o sette mezzi-piedi); nella metrica italiana, invece, è una pausa interna al verso (sempre in fine di parola). Si tratta di una pausa fondamentale, per il ritmo del verso: nella nostra poesia esistono metri a cesura fissa, come il doppio senario, - che hanno quindi una musicalità precisa e predeterminata - e metri a cesura variabile, come l'endecasillabo, che lasciano all'autore un certo margine di determinazione della cadenza del verso.

Questo alto concetto letterario ha avuto grande successo nel suo senso figurato: la cesura può essere un generico spezzamento, un'interruzione, un punto di stacco e di svolta. L'opera di un grande artista può tradursi in una cesura storica fra stili diversi; un intervento particolarmente sensato e acuto imporrà una cesura nello scorrere di una discussione; e i grandi riti di passaggio segneranno una cesura fra l'infanzia e l'adolescenza, o fra l'adolescenza e l'età adulta.

È una parola di nobili origini, e quindi usarla con proprietà nobilita il discorso.

Parola pubblicata il 31 Dicembre 2013

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