Clacson

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clàcson

SignDispositivo elettrico per segnalazioni acustiche, installato sugli autoveicoli

dall’inglese klaxon, in origine nome commerciale del dispositivo.

Alzi la mano chi di noi, di fronte all’automobilista che ci supera a destra perché ci ritiene troppo lenti nella corsia di accelerazione, o semplicemente in saluto all’amico che si incrocia mentre si va a fare la spesa al supermercato, suona l’avvisatore acustico. O forse preferiamo dire “mi sono attaccato alla tromba quando quel folle è passato dritto allo stop senza nemmeno guardare”? Proprio così: i corrispettivi italiani del clacson hanno avuto poca fortuna rispetto al loro concorrente forestiero, breve, univoco (più ambiguo, senz’altro, il termine tromba in questo caso, subito messo in relazione con lo strumento musicale) e fortemente rappresentativo del suono che viene emesso al tocco del centro del volante.

È il destino di alcuni nomi commerciali particolarmente emblematici, che effettuano un percorso di espansione che li porta a diventare nomi comuni indicando più genericamente un oggetto, qualunque sia il produttore commerciale. E dire che, nella madrepatria di questa parola, l’uso non è certo comune (vengono preferiti i termini horn, letteralmente corno, e hooter, ovvero sirena o fischio), ed è anzi piuttosto specifico. Il klaxon è descritto infatti come il nome commerciale di un altoparlante a volume molto alto usato in passato nei mezzi di emergenza e nelle auto della polizia per avvisare e allarmare rispetto al loro passaggio. Ma siamo sicuri si tratti di un marchionimo, o piuttosto la Klaxon Company avrà scelto il proprio nome sulla base di un nome già utilizzato per designare il dispositivo? questa è un’altra teoria che si è fatta strada, ed effettivamente la sonorità così evocativa di questa parola sembra sostenere tale ipotesi: il klaxon deriverebbe, per assonanza, dal greco klazein (rombare, ruggire), tra l’altro affine al latino clangere, da cui effettivamente proviene anche l’inglese clang, che indica un suono metallico solitamente molto intenso.

L’atipicità del prestito, oltre che nel suo uso più comune rispetto alla lingua d’origine, sta anche nel fatto che, a differenza dell’inglese in cui si tratta solo di un sostantivo, noi abbiamo coniato anche il verbo derivato clacsonare, presente nei nostri dizionari anche se categorizzato come non comune, e in effetti decisamente in ombra rispetto alla perifrasi suonare il clacson. Alcune volte ci spingiamo a sfruttare termini come strombazzare o strombettare, che però di solito necessitano comunque di esplicitare il clacson come complemento oggetto per essere intesi alla perfezione. Ancora nessun senso figurato sembra essersi affermato nella nostra lingua, ma il percorso evolutivo di alcune parole può non avere mai fine. Se qualcosa dovesse cambiare, speriamo qualcuno ci faccia un fischio o ci dia un colpo di clacson per avvisarci.

Con Eleonora Mamusa, linguista e lessicografa, a venerdì alterni sviscereremo un nuovo anglicismo.

Parola pubblicata il 25 Maggio 2018

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