Cuora

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cuò-ra

SignPrato acquitrinoso che arriva a galleggiare sull'acqua

dal latino: corium cuoio, crosta.

È una delle cose che preferisco nell'universo intero.

Sulle sponde degli specchi d'acqua ferma, quasi pensierosa, la linfa fresca del lago penetra e intride la terra, la rende quasi palude - che camminandoci sopra senti il piede che sprofonda nelle zolle spugnose, il fango tenuto insieme dai pervicaci fili d'erba. Avvicinandoti all'acqua il piede inizia ad immergercisi gradualmente, passo dopo passo, sospeso e confuso fra terra e lago, fra zolla e pozza. È il ricettacolo più semplice e completo di forme di vita essenziali e stupende: la falcata difficoltosa che si invischia fra le piante e il fondale solleva nuvole subacquee, e ti senti in piedi sulla vita che nasce milioni di secoli fa - anche se alzando gli occhi vedi in lontananza una strada asfaltata, macchine veloci che ci scoccano sopra. Poi avviene la meraviglia, il manto d'erba si stacca dal suolo, e la terra galleggiante sull'acqua espira un prato sottile, diaframma verdissimo e permeabile, placenta fra cielo adamantino e torbido liquido amniotico che genera vita, che invita in fallo il passo che ci si vorrebbe sorreggere - simbolo, forse, della bellezza del mondo, che tutta è contingente e che non si poggia su nulla, e tu l'attraversi a fatica dovendo arrancare con l'acqua fredda nelle scarpe cercando il solido sotto il pelo del lago, nell'acqua fredda che però è la vita.

Parola pubblicata il 12 Giugno 2011

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