Demolizione

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de-mo-li-zió-ne

SignDistruzione di una costruzione

dal latino: demolitio, da demolire, composto da de che indica senso contrario e moliri muovere, costruire - da moles massa, peso.

La demolizione è una distruzione che ha dei connotati molto netti.

Innanzitutto avviene secondo una volontà, è un gesto portato avanti da un'intenzione. Non necessariamente l'intenzione deve essere quella di distruggere, ma il movimento-che-demolisce deve essere personale. Quindi demoliscono sia l'addetto alla ruspa sia Godzilla che passeggia in città; più difficilmente, fuor di poesia, sarà il tempo a demolire qualcosa: il tempo non ha braccia né intenzioni. In secondo luogo ciò che viene demolito dovrebbe essere qualcosa di artificiale: si demoliscono edifici, navi - e solo di rado diremmo che vengono demoliti monti o foreste. Infine, la demolizione si attaglia a oggetti di grandi dimensioni, o che comunque per forma li ricordano: si può demolire il grattacielo così come un rispettabile casotto per gli attrezzi, dovrà essere demolita la petroliera così come le onde demoliranno i castelli di sabbia o il vento quelli di carta (sono piccini, ma pur sempre castelli). Non si demoliranno invece tricicli, penne stilografiche, casette per uccelli - o quantomeno, parlare di demolizione in questi casi, ci trasmetterebbe un grande sforzo, sproporzionato alla grandezza dell'oggetto destruendo, no?

Il movimento che ci fa sentire questa parola è infatti uno sforzo intenso, quello che non fa solo contrarre i muscoli delle braccia, ma che tende tutta la schiena: la demolizione sposta gigantesche moli di materia. Notiamo che però questa può essere tanto fisica quanto intellettuale; quindi si potrà certamente demolire la preziosa penna ereditata da un avo staccando l'oro dalla resina, poiché è un oggetto di alta statura ideale, di valore massiccio; durante una discussione si può puntare a demolire un'idea o una percezione, proprio come se con un piano di tentativi successivi si cercasse di abbattere un palazzo con l'esplosivo; e sulla spiaggia ci si potrà stendere all'ombra della nave arenata decenni fa, rossa di ruggine e verde di alghe, ricovero di gabbiani e crostacei, che nessuno ormai pensa più a demolire.

Demolire è come dare il colpo di grazia a un edificio ormai compromesso. Una sorta di eutanasia che non a caso diventa problema etico, quando in gioco sono edifici storici e secolari. Demolire o recuperare. È un dilemma che si pone anche nelle storie di vita personali. E - come in queste - la scelta peggiore sarebbe quella di non decidere, delegando al tempo le responsabilità che non vogliamo assumerci.

Questa è una "parola terremotata", frutto di una collaborazione con l'associazione LaCà, nata dopo il sisma in Emilia. Col loro aiuto cerchiamo di capire come alcune parole si sono trasformate dopo il terremoto e come si possono rinnovare. Il testo in corsivo è un loro diretto contributo.

Parola pubblicata il 24 Maggio 2013

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