Elemosina

30 Ottobre 2012

e-le-mò-si-na

SignCiò che si dà per carità

dal greco: eleemosyne, da eleeo aver pietà.

Dovrebbe significare qualcosa di bello; un atto generoso, pietoso verso chi si trova in una situazione di svantaggio: un dono di carità, variamente mutuato dalla carità cristiana.

Ha però acquistato un connotato di sfumatura peggiore, corrotto con la varietà non sempre schietta e pura dei moventi e sentimenti che portano a fare l'elemosina. Sembra un atto compiuto storcendo il naso, per senso di colpa, per rinforzare senza impegno un'immagine di sé compassionevole, il più basso nella scala delle azioni benefiche.

L'elemosina della realtà statistica dei fatti non aiuta i bisognosi: in effetti finanzia il parassitismo e così inibisce lo slancio del bisognoso verso il merito di una vita migliore. Questa consapevolezza sta alla base dei successi planetari del microcredito, e dei doni razionali, progettuali e organizzati che davvero migliorano la vita delle persone.

Ma non si può sminuire completamente l'elemosina: alla base ha uno sforzo, magari non razionale ma autentico, un'intuizione di ciò che può essere bene, la condivisione di qualcosa di proprio, la percezione di un bisogno fuori da sé.

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