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Epanalessi

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e-pa-na-lès-si

Sign Figura retorica che consiste nel ripetere due volte un’espressione all’inizio, al centro o alla fine di una frase

dal greco epanàlepsis ‘ripetizione’, sostantivo astratto dal tema di epanalambàno ‘io ripeto’.

Dai, dai, venite! Oggi voglio raccontarvi un’altra di quelle (tante) figure retoriche che si basano sul semplice e comune meccanismo della ripetizione. Nel caso dell’epanalessi, poi, si tratta di un tipo specifico di ripetizione: viene duplicata un’espressione all’inizio della frase (secondo lo schema /XX…/, in cui ‘X’ è l’espressione utilizzata), al centro della frase (schema /…XX…/) o alla fine della frase (schema /…XX/).

Lo so, lo so, non si capisce niente con questi schemi astratti. Tiriamo tutti fuori la nostra fedele copia della Divina Commedia e facciamoci guidare da Dante nel Purgatorio, XXX canto per essere precisi. La scena è quella del paradiso terrestre: dopo l’addio a Virgilio, Dante incontra finalmente la sua Beatrice, e lei attirando la sua attenzione gli dice, al v. 73 «Guardaci ben! Ben son, ben son Beatrice!», ‘Guarda qui bene, sono proprio io, Beatrice!’ Le considerazioni da fare su questo verso sono diverse: salta ovviamente all’occhio (o meglio, all’orecchio) l’allitterazione della lettera ‘b’, e con più attenzione si nota l’anadiplosi (ripetizione delle stesse parole alla fine di una frase o un verso e all’inizio della frase o del verso successivi); ora, però, ci interessa un’altra cosa, e cioè l’epanalessi in «ben son, ben son». Riprendendo quegli schemi antipatici di prima, questo è /XX…/.

Specularmente, l’epanalessi può interessare anche la fine di una frase o di un verso. È il caso di questi splendidi versi de La pioggia nel pineto di Gabriele d’Annunzio: «[…] ma la figlia / del limo lontana, / la rana, / canta nell’ombra più fonda, / chi sa dove, chi sa dove!» In questo caso, ovviamente, lo schema è /…XX/, dal momento che la ripetizione interessa la chiusura della frase.

Manca solo lo schema /…XX…/, ovverosia quello in cui la ripetizione si pone al centro della frase; e come esempio sfodero il verso finale de La chimera della raccolta Canti orfici, opera dell’autore toscano Dino Campana: «E ancora ti chiamo ti chiamo chimera».

Carica espressiva, grandiosità della frase, espansione dei costrutti: questi sono solitamente gli obiettivi verso cui tende questa particolare ripetizione, ma rispecchiano quelli che sono gli obiettivi di un po’ tutte le figure di ripetizione; quando usiamo un timbro nello stesso punto per due volte, l’immagine risulta più nitida rispetto a come sarebbe stata con una sola pressione, e la stessa cosa vale per le parole, che rimangono inevitabilmente impresse meglio quando ripetute e, di conseguenza, rafforzate.

Ricapitolando: l’epanalessi è il raddoppiamento di parole all’inizio, al centro o alla fine di una frase. Potrebbe apparire non facilmente spendibile nei discorsi di tutti i giorni, ma si tratta, come tutte le figure di ripetizione, di uno strumento espressivo potente che aspetta solo di essere sfruttato, e in quanto tale merita di essere conosciuta.

Mauro Aresu, giovane studente di Lettere classiche, a venerdì alterni ci racconta una figura retorica.

Parola pubblicata il 06 Aprile 2018

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