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Esclusivo

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es-clu-sì-vo

SignChe esclude; proprio di una cerchia ristretta di persone

dal latino: excludere chiudere fuori, composto di ex e claudere chiudere.

Parola di gran moda? No. È un classico. Anche fuori dai contesti sacri, l'idea che un luogo, un oggetto, un sapere sia precluso ai più ha sempre molto eccitato e gratificato i pochi esoterici che ne potevano godere. Fortunatamente la democrazia è servita a qualcosa, e il sistema delle caste si è (un po') incrinato, e con esso l'esclusività. Oggi semplicemente questa idea è stata tradotta per tutte le trote della società, cullate dai furbi nell'illusione di trovare un valore nel possedere qualcosa che altri non possiedono (gli esclusivi occhiali da sole in regalo col giornaletto? l'esclusiva borsa firmata cucita da piccole mani?) o nell'accedere a posti in cui altri non possono accedere (pigiati nei costosi recintucoli dei privée in discoteca).

Si può dire senza ambage che la primazia psicologica e sociale del valore del bene esclusivo sia fra le cause principi dei problemi del nostro mondo: quell'automobile vale più dell'imparare insieme a ballare. Baluardo antidemocratico, ha dismesso con imbarazzo il "vietato ai cani e agli Ebrei" restando dignitosamente vestito con altri abiti.

Sono gli abiti dell'"io me lo posso permettere, tu no", gli sguardi e i discorsi dei colleghi di giurisprudenza che ti guardano e ridono parlando della loro barca a vela. Sono gli abiti del non potere andare a vedere l'opera lirica perché costa troppo o del renderla una cultura talmente alta e inaccessibile che non gliene frega più niente a nessuno. Sono gli abiti del tentativo spastico di ostentazione, del fare debiti per dire che sei stato alle Canarie.

Non c'è futuro nella separazione, nel diabolico atto di escludere. È nell'inclusione, nell'unione, nell'integrazione dei proteiformi fenomeni del mondo che sta il futuro, un futuro più saggio dei sussiegosi valori identitari. In un'ottica ponderata, l'esclusivo è ciò che resta chiuso fuori, che si vuole chiudere fuori da una realtà più ampia, orgoglioso e stupido come chi sega il ramo su cui è appollaiato. L'esclusività è la tensione ad essere cacati fuori (pardon, escreti) dal corpo del mondo.

Quindi, a meno che non si tratti di un'esclusiva giornalistica - un accordo commerciale positivo - chi usa questi termini o è un furbo che cerca di infinocchiare qualcuno o è uno sciocco.

Parola pubblicata il 20 Luglio 2012

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