Faida

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fài-da

SignGuerra privata fra famiglie; in generale, stato di inimicizia perenne

dall'antico tedesco: fehida, da feh nemico.

La faida è una cosa seria, perdiana. Ce la ricordiamo tutti come cifra del medioevo, età di grandi valori e civiltà. Parallela alla giustizia processuale (allora facoltativa), in quella che oggi è la Germania esisteva la possibilità di farsi giustizia da sé usando la forza, laddove un gentleman agreement avesse fallito.

La faida era un vero istituto giuridico formalizzato: un'onta, un danno, una vita si risarciscono con altre onte, altri danni e altre vite. Ma la faida era ben più fine della barbara legge del taglione - occhio per occhio, dente per dente, uno scambio di cortesie che finisce solo quando finiscono (numericamente) le famiglie. Si trattava di un duello o di una guerra risarcitoria ben definita, col fine di ripristinare la pace fra le parti e di fare espiare al primo offensore la propria colpa. Dopotutto si sa, il sangue si lava col sangue (bontà delle nonne che invece consigliano acqua fredda e sapone) e il fuoco si combatte col fuoco (stupidi pompieri che sparano acqua).

Comunque, per colpa di quei bacchettoni del Sacro Romano Impero, l'istituto della faida non ha visto che l'alba del sedicesimo secolo.

Per fortuna, ai nostri tempi, ci sono un sacco di situazioni in cui questi regolamenti di conti ritrovano smalto e la faida risorge dalla sua tomba sassone: le faide fra posati vicini di casa, le faide fra onorati clan mafiosi, fra parimenti onorati politici e serpi di giornalisti, fra limpide imprese concorrenti - situazioni che noi, come se davvero fossero istituzioni giuste e consuete, accettiamo con serenità tibetana.

Parola pubblicata il 20 Maggio 2012

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