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Famedio

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fa-mè-dio

SignTempio funeriario che custodisce le spoglie di personaggi illustri; ciò che perpetua la fama di persone insigni

pseudolatinismo composto del latino fama e aedes 'casa', modellato su cavedio dal latino cavaedium, che è da cavum aedium, 'spazio interno, cortile'.

Senza dubbio siamo davanti a una parola aulica, dal tono sommamente solenne. Il famedio è nientemeno che il tempio funerario in cui sono conservate le spoglie non di persone comuni, ma di personaggi illustri - civili, religiosi e militari. Anche se il più celebre è quello del cimitero monumentale di Milano (e giusto nel milanese, nella seconda metà dell'Ottocento, viene coniato questo nome), in Italia è un elemento ricorrente nei luoghi di sepoltura più rilevanti e prestigiosi.

Va notato che rispetto alle 'Hall of fame' del mondo anglosassone, il famedio ha un connotato museale meno marcato: nella nostra cultura (e non c'è bisogno di scomodare Foscolo) è il sepolcro il fulcro della memoria dei grandi del passato.

Ora, questa parola ha un limite molto evidente: i suoi usi figurati sono rari, e vive essenzialmente nel suo significato concreto. Ma questo non vuol dire che di usi figurati - che sono il sale, la vita delle parole - non ne abbia. Possiamo dire che metaforicamente il famedio è ciò che serve a perpetuare la fama di persone insigni, o che comunque agisce in modo da perpetuarla: pensiamo al famedio delle ricorrenze storiche di una nazione, al famedio di una biblioteca cittadina ricca e antica, ai famedi delle fondazioni, dei premi, delle borse di studio intitolate a qualcuno. E non solo: visto che il famedio-edificio insiste in un luogo e tendenzialmente accoglie i resti mortali degli autoctoni, possiamo dire famedio anche l'insieme delle persone memorabili nate o vissute in un certo luogo: si nota che il famedio della città è un po' desolato, o che invece il famedio del villaggetto è sorprendentemente affollato.

Curiosità finale: per quanto questa parola oggi ci si mostri così nobile, è stata per lungo tempo criticata aspramente per la sua bruttezza e per l'arbitrarietà della sua coniazione.

Parola pubblicata il 01 Ottobre 2017

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