Fervorino

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fer-vo-rì-no

SignBreve discorso morale d'incitamento

derivato di fervore, dal latino fervor, a sua volta dal verbo fervère 'bollire, ardere'.

È una parola desueta, ma dal profilo unico.

Al discorso a sfondo morale di solito, e maliziosamente, associamo due caratteri: lunghezza e noia. Ma non è il caso del fervorino. Il suo intento è sì morale, ma si traduce in un'esortazione, in un incitamento tanto breve quanto gagliardo - che, come suggerisce l'origine, è fervido e vuole infervorare.

Certo il fervorino non ha chissà quale spessore dottrinale: se ci riesce suggestiona, smuove, usando della semplice retorica non per disquisire intellettualmente ma per accendere un sentimento. Classicamente sono fervorini quelli fatti dai chierici quando impartiscono un sacramento e in occasioni assimilabili al fine di risvegliare una devozione sonnacchiosa, ma è un fervorino anche quello che ci fa la nonna sull'importanza dello studio o dell'ordine, e il magistrato di sorveglianza, nel concedere la semilibertà, di solito non risparmia un fervorino. (Giusto in questo senso, ricordiamo l'uso che ne viene fatto ne "La ballata del Cerutti" di Gaber).

Ma non dimentichiamo che, secondo un uso teatrale, si chiama fervorino anche il discorso fatto dall'attore o dal regista, di solito alla fine dello spettacolo, per ringraziare gli spettatori e le istituzioni o per annunciare interessanti novità.

Parola pubblicata il 08 Ottobre 2016

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