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Haaveilla

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hàaveilla

SignSognare ad occhi aperti

voce finlandese: verbo denominale composto dal sostantivo haave 'sogno, desiderio' con l’aggiunta del suffisso –illa, che indica la durata nel tempo di un’azione.

Questo termine appartiene al finlandese, una lingua europea, ma che originariamente non era imparentata con le altre lingue del vecchio continente, eccetto che con l’estone, con cui è mutualmente intellegibile, e con l’ungherese; se per la maggior parte delle lingue d’Europa si parla di lingue indo-europee, per il gruppo finlandese-estone-ungherese si parla, infatti, di lingue ugro-finniche.

Anche concentrandoci solo sulla nostra parola, tuttavia, possiamo ben notare che le differenze che intercorrono tra i due originari gruppi linguistici si sono affievoliti tramite il contatto geografico, sia dal punto di vista linguistico sia culturale.

Letteralmente, quindi, questo verbo dovrebbe essere tradotto in italiano con “sognare”, eppure la faccenda non è così semplice: il corrispettivo inglese di haaveilla, infatti non è to dream, ma to daydream o to stargaze, cioè letteralmente “sognare di giorno” e “guardare le stelle”, che in italiano rendiamo con sognare ad occhi aperti, un sintagma che esprime esattamente lo stesso significato del verbo inglese e finlandese.

A ben guardare il termine, la semplice traduzione con “sognare” dovrebbe essere sufficiente, ma il suo significato si è specializzato come “sognare da svegli, fantasticare”; diverse lingue hanno sentito il bisogno di creare una parola ad hoc per esprimere questo concetto, come appunto l’inglese, il tedesco tagträumen, lo spagnolo soñar despierto, la perifrasi italiana. A differenza dei suoi corrispettivi, il termine finlandese, però, non sfrutta l’idea del giorno, ma indica, attraverso un suffisso perdurativo -illa, che quell’azione dura a lungo nel tempo, quindi ben oltre la notte.

Questo ci fa capire una cosa: nella cultura europea il sognare di notte e il sognare di giorno, ad occhi aperti, fantasticare, immaginare o augurarsi di fare qualcosa in futuro necessitano di forme diverse per essere espressi, perché sono, appunto, due concetti molto diversi.

Non bisogna dunque credere che certe parole siano “intraducibili”, come spesso si dice quando si vuole conferire un’idea di esoticità, poiché semplicemente ogni lingua costruisce le parole in modo diverso, ma se il concetto è presente in entrambe le lingue, allora il termine traducibile in maniera molto facile: non importa se servano una o più parole per rendere il termine di un’altra lingua, se in italiano esiste una parola o un sintagma che lo riproducano perfettamente.

Con Carlotta Lancia, giovane laureata in Glottologia e Linguistica a "La Sapienza", un martedì ogni due vedremo il mito di una "parola intraducibile" - fra comparazione linguistica e significati sorprendenti.

Parola pubblicata il 12 Luglio 2016

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