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Impeccabile

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im-pec-cà-bi-le

SignChe non pecca; perfetto, privo di difetti; inappuntabile, irreprensibile

dal latino tardo impeccàbilis.

Be', questa parola vorrebbe parlarci di peccato, ma più che del rispetto dell'etica finisce per raccontarci un rispetto dell'etichetta. Andiamo con ordine.

Siamo davanti a un termine che arriva a noi senza soluzione di continuità dall'impeccabilis latino, che già al nostro orecchio ha un che di strano: di solito il suffisso '-abile', applicato al verbo, dà un significato passivo - quindi il mangiabile si può mangiare, il contestabile può essere contestato, il curabile può essere curato, e un ipotetico 'peccabile' si dovrebbe dire che 'può essere peccato'. Invece qui il significato è attivo, infatti l'impeccabile non pecca: retaggio del latino, in cui l'omologo suffisso '-abilis' poteva avere anche questo senso (ed è lo stesso che si trova nel miserabile, nello stabile).

Nella teologia cristiana si parla della qualità dell'impeccabile in quei rari casi in cui sia concettualmente da escludere la possibilità di commettere peccato (Cristo sarebbe impeccabile, ad esempio): ebbene, nei primi secoli dell'italiano l'impeccabile ha avuto una caratura proprio di questo tenore - un genere di perfezione particolarmente alto perché incrollabile, immutabile. Ma questo significato così preciso, penetrante e massimalista è naturalmente poco applicabile; così in tempi più recenti (si parla già dell'Ottocento) l'impeccabile si è secolarizzato con piacere, smagliandosi un po' nell'irreprensibile, nell'inappuntabile, che non sono concetti di perfezione soprannaturale, ma solo tarati nel giudizio di una comunità. Insomma, si parla sempre di comportamenti modello, ma certo più professionali che confessionali, più relazionali, perfino mondani. È impeccabile il lavoro d'indagine condotto dalla polizia, impeccabile il nodo Windsor in cui hai stretto la cravatta, impeccabile la risposta che hai dato alla provocazione, come anche l'esecuzione dell'Appassionata di Beethoven da parte della giovane pianista.

C'è un che di inevitabilmente affettato nell'affermare l'impeccabile perché - attenti alla sottigliezza - presuppone in radice la possibilità di esprimere un giudizio sul peccato. Più modestamente abdica a ogni reprensione, a ogni appunto: dell'impeccabile nessuno può dir niente di male.

Parola pubblicata il 15 Aprile 2019

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