Imprinting

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imprìntin

SignParticolare forma di apprendimento precoce, che avviene in un periodo ben definito della vita del giovane individuo, di norma rivolta alle caratteristiche dei genitori e che si riflette su vari aspetti del comportamento adulto

voce inglese, propriamente 'impressione, stampa', derivato di (to) imprint ‘stampare, imprimere’.

Avete presente quel momento in cui la gabbianella di Luis Sepúlveda rompe l’uovo e, vedendo il gatto nero Zorba, esclama subito con gioia la parola “Mamma”? Ecco, questo è un classico caso, anche se un po’ semplificato ed estremizzato, di imprinting, per il quale alcune specie animali sono istintivamente portate a riconoscere come genitori e quindi come modelli da seguire il primissimo essere animato con cui hanno un contatto al momento della nascita.

Siamo in ambito scientifico, uno dei più propensi a creare anglicismi che sono in realtà internazionalismi e che facilitano l’intercomprensione tra gli esperti mondiali di una certa disciplina e la costituzione di un lessico solido ed univoco. Talmente forte è il potere dell’inglese come lingua franca di questo settore, che già nel 1937 Konrad Lorenz, zoologo ed etologo austriaco che mise in rilievo il fenomeno dell’imprinting studiando il comportamento delle anatre selvatiche, si sentì subito in dovere di trovare un calco inglese per il tedesco prägung, ovvero l’azione dell'imprimere, derivata dal verbo prägen.

Di per sé, quindi, il termine descrive la fissazione di un istinto innato su un determinato soggetto ed indica perciò un fenomeno ben preciso e limitato, ma come spesso accade si presta anche ad affascinanti usi figurati. Ad esempio, possiamo dire che essere nati e cresciuti a Firenze permette, per imprinting, di amare incondizionatamente l’arte, oppure che la tradizione di produrre vino da ben dieci generazioni è stata trasmessa per imprinting. Ciò che accade, in questo caso come in altri, è che la netta somiglianza con parole appartenenti al lessico della lingua di accoglienza causa confusione e sovrapposizioni che distorcono il significato del termine, un’assimilazione che porta spesso nel tempo allo stabilizzarsi di un uso improprio.

L’imprinting viene infatti ormai frequentemente utilizzato con il significato di impronta, traccia, segno caratteristico: così, possiamo sentire che le parole dell’autore scomparso lasciano un imprinting netto nella rassegna letteraria, che nei piatti dello chef in erba è ben visibile l’imprinting del suo maestro, o che il programma elettorale del partito rechi un evidente imprinting democristiano. Ma l’imprinting, più che all’improntare, si rifà all’imprimere, ovvero al fissarsi in maniera indelebile, e si riferisce non ad un apprendimento generico o ad un carattere distintivo, ma a ciò che viene acquisito in maniere irreversibile ed inconsapevole nelle primissime ore di vita o comunque in un’età molto precoce, e che successivamente non potrà più essere recepito. Tanto è vero che i primi tentativi di traduzione in italiano hanno sfruttato la forza incisiva dei termini impressione e conio, che contrastano col carattere più effimero dell’impronta proprio per il loro essere perpetui ed in nessun modo cancellabili.

Con Eleonora Mamusa, linguista e lessicografa, a venerdì alterni sviscereremo un nuovo anglicismo.

Parola pubblicata il 29 Settembre 2017

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