Innocente

16 Gennaio 2013

in-no-cèn-te

SignIncolpevole; puro

dal latino: innocens, composto di in- non e nocens dannoso, colpevole.

È una bella parola, chiara, pulita e comune. Ma forse è un po' più complessa di quanto pare.

Non si può ridurre l'innocenza al non aver compiuto un certo misfatto o all'essere ingenui. L'innocenza è innanzitutto una sottile situazione interiore, psicologica. Un paradosso ci può aiutare nell'analisi: è con grande innocenza che il leone sbrana l'uomo. Ovviamente l'essere sbranato nuoce all'uomo, ma questo non va a macchiare in alcun modo il candore del leone. E allo stesso modo si può parlare della devastazione innocente causata da un'erba infestante.

L'innocenza, a monte, prescinde dal danno: esige invece la purezza delle intenzioni dell'innocente, intenzioni che non tralignino da ciò che naturalmente esiste come bene proprio e della propria specie. Questa innocenza si mostra anche distante dall'ingenuità, assomigliando piuttosto al rispetto del proprio ruolo nei giri delle ruote del mondo.

Ovviamente concetti così basilari si prestano bene ad usi più utili nella superficie dei giorni: così l'innocente diventa il non colpevole - in tribunale e non -, puro e totalmente estraneo al compimento di ogni danno; diventa il bambino, specie se orfano o abbandonato, incolpevole e candido per antonomasia; in generale chi non c'entra con qualcosa di losco, non senza la valutazione di una certa dose di ingenuità: la ragazza innocente, lo sguardo innocente, uno scherzo innocente non ci fanno pensare a picchi di acume.

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