Legatura

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le-ga-tù-ra

SignAzione del legare; procedimento di unione delle pagine del libro a dorso e copertina, rilegatura; incastonatura, montatura; in musica, segno posto su un gruppo di note da eseguire senza interruzione del suono; nella scrittura corsiva, segno che unisce una lettera all'altra

dal latino tardo ligatura, derivato di ligare 'legare'.

Ci concentreremo sulla legatura grafica.

La ‘legatura’ si inserisce nel contesto disciplinare paleografico. La paleografia studia la storia della scrittura alla viva mano, cioè quelle scritture realizzate senza l’ausilio di mezzi meccanici, fino all’invenzione della stampa a caratteri mobili; al contempo la paleografia si occupa di capire come si sia modificata la forma delle lettere dell’alfabeto nel tempo e il perché di tali variazioni, e descrive le tecniche per scrivere adoperate nelle diverse epoche.

La ‘legatura’ indica quel fenomeno grafico per cui l’ultimo tratto della lettera che precede si trasforma nel primo tratto della lettera che segue. Si pensi al sintagma grafico ‘ll’ vergato, nelle cancellerie dei secoli XIII e XIV (imperiale o regia, pontificia, poi anche comunale e signorile), con la penna di volatile (lo strumento scrittorio che dominò in Occidente per l’intero Medioevo: prolungando leggermente dal basso verso l’alto il tratto verticale della prima ‘l’, si dava l’avvio alla seconda ‘l’. Poiché la penna non si staccava dal supporto, le lettere risultavano legate tra loro, e consentiva di ridurre sensibilmente i tempi grafici.

La ‘legatura’ è artificio proprio delle tipologie grafiche ‘corsive’, scritture rapide ed essenziali usate a partire soprattutto dai secoli del basso Medioevo per testi di ambito documentario, rivolti a un limitato numero di destinatari, e legati a contingenze quotidiane e private.

La tecnica corsiva, detta anche currenti calamo, si contrapponeva alla tecnica ‘posata’. Piuttosto che unire lettere, la quest’ultima le scomponeva in tratti, e risultava quindi lenta, ma era anche estremamente calligrafica, e perciò destinata a veicolare testi letterari.

La ‘legatura’ non deve essere confusa con il ‘nesso’, fenomeno paleografico per cui l’ultimo tratto della lettera che precede funge anche da primo tratto della lettera che segue. Immaginate come nel gruppo ‘NT’ l’ultimo tratto della N funga da primo tratto della T. A differenza della ‘legatura’, nel ‘nesso’ la penna poteva staccarsi dal supporto scrittorio nel passaggio da una lettera all’altra.

Nelle epigrafi (iscrizioni scolpite nel bronzo o nel marmo, poste sulle tombe a commemorazione di un defunto, o altrove a memoria di uomini o eventi), dove lo spazio destinato alla scrittura era molto limitato, tornava utile il ‘nesso’, perché esso consentiva di risparmiare spazio. Normalmente le epigrafi venivano incise con la tipologia grafica capitale (corrispondente – semplificando un po’ – al nostro stampato maiuscolo).

Sia la ‘legatura’ che il ‘nesso’ consentiva di risparmiare tempo e spazio in un momento in cui la carta era ancora molto costosa e di scarsa qualità, almeno fino all’apertura a Fabriano (Marche) della prima cartiera d’Europa. Qui si cominciò a produrre carta di migliore qualità e più velocemente, grazie all’introduzione di una tecnologia avanzata nella fase di macerazione: una pila idraulica, costituita da magli multipli, azionati da una ruota idraulica ‒ e non più da animali o uomini. In particolar modo venivano macerati stracci di lino, di diversa qualità, e previamente preparati (liberati dai corpi estranei, sbiancati al sole e lavati con la liscivia di cenere).

‘Legatura’ e ‘nesso’ si sono poi conservati nella stampa a caratteri mobili. Si pensi alla nostra 'et commerciale’ (&), espressione grafica oggi molto diffusa che altro non è se non quel ‘nesso’ in cui l’ultimo tratto della ‘e’ (realizzata con una scrittura che per semplificare chiameremo ‘minuscola’) funge da primo tratto della lettera successiva, la ‘t’ (anch’essa minuscola).

Con Alessandra Quaranta, giovane dottoressa di ricerca in Storia, un venerdì ogni due vedremo quali sorprese sappia riservare un approccio storiografico alle parole.

Parola pubblicata il 16 Dicembre 2016

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