Loppide

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lòp-pi-de

SignCane

presumibilmente, da lupus.

Quando una parola ci bussa alla pupilla o al timpano, di rado lo fa presentando il suo albero genealogico, e di primo acchito può essere difficile distinguere un termine di storia millenaria da un parvenu saltato fuori da un cappello ignoto. Per anticipo, questo è il nostro caso, e vediamo che si può dire.

Sono in molti a domandarsi "Ma che vuol dire 'loppide'?" cercando risposte online. E le risposte ci sono, e convergenti, e paiono date da chi si è appena aggiustato gli occhiali sul naso: "Dicesi loppide, non senza un certo connotato dispregiativo, ogni appartenente alla specie del canis lupus familiaris". Talvolta si trovano perfino indicazioni diacroniche e di registro "Voce antica, voce erudita". Ecco, questo è un esempio straordinario di informazione autosostenuta.

Non solo i dizionari non la registrano, ma la voce 'loppide' non pare attestata da nessuna parte prima dell'anno 2001 - quando compare su un sito di aforismi ed è usata come sinonimo sostenuto di 'cane'. A cazzotto dovrebbe essere un derivato di lupus col singolare del suffisso '-idi', che nella tassonomia zoologica troviamo in nomi che descrivono famiglie a partire dal loro genere più rappresentativo (bovidi dal bue, felidi dal gatto, anche canidi dal cane). Il singolare indica il singolo individuo della tal famiglia. E qui qualcosa non torna perché lupus non è un genere, né è eponimo di una famiglia: esiste la specie canis lupus, di cui il canis lupus familiaris che abbiamo sul divano è una sottospecie. Il genere, come dicevo, è canis, e dà il nome alla famiglia dei canidi, canidae. Questo carosello per affermare che, anche se sembrerebbe, non solo non è un termine antico, ma non è nemmeno un termine scientifico.

Però è simpatico, e questo basta. Anzi, il piccolo sforzo di trovargli una forma non dotta, popolare (simulando o slanciando una corruzione di lupus in loppus) è anche piuttosto grazioso. Le parole nascono perfino così. Il fatto che 'loppide' si riferisca al cane ormai è di dominio pubblico, e non richiede studi astrusi per essere afferrato. Con la sua distante affettazione e il suono buffo è una parola ottima per fare una bonaria ironia sui cani con cui viviamo, che ci sopportano e sopportiamo - un po' come quando chiamiamo 'dottoressa' nostra moglie. Rientrando a casa domandiamo se qualcuno abbia già portato fuori i loppidi, raccontiamo di come alla festa detestabile siamo stati tutto il tempo a interagire con dei loppidi simpatici, e scusami se non ti ho risposto al telefono, avevo un loppide che mi dormiva sulle gambe.

Certo, c'è chi potrebbe volerla usare per riferirisi ai cani con dispregio: ed è ovviamente libero di farlo, anima nera, Moloch ti divorerà.

Parola pubblicata il 12 Maggio 2018

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