Maceria

05 Aprile 2013

ma-cè-ria

SignMuretto di sassi e terra costruito a secco; al plurale, rovine di un edificio crollato

dal latino: maceria, derivato del verbo macerare, intendendo il materiale di scarto con cui il muro veniva eretto, che poteva anche essere terra infradiciata.

Non è comune sentir parlare di macerie nel senso di muretti a secco; di solito, se si parla di macerie, si parla di edifici crollati. Ma il riferimento al materiale povero con cui quei muretti vengono eretti si collega tremendamente bene alle agghiaccianti scoperte dei materiali di scarto con cui certi edifici, distrutti dagli ultimi terremoti, erano stati tirati su.

Al di là di questo, l'immagine del muro a secco ci dà anche il senso di qualcosa di slegato - che dopotutto è solo un mucchio. Allo stesso modo le macerie hanno perso la liscia coerenza dell'edificio, e spezzate sono cadute le une sulle altre. Così si parlerà figuratamente di macerie raccontando di una vita collassata coi propri pilastri fondanti; si parlerà di macerie di ricordi - non più che frazioni ammassate del passato, in cui non si ritrova niente di importante; si parlerà delle macerie di un mondo sbagliato da spalar via per ricostruire.

Eravamo abituati a edifici che sopravvivevano a generazioni di umani. Il contrario era l'eccezione. Il terremoto in pochi istanti ha rovesciato questo rapporto, coprendolo sotto un cumulo di macerie. Eppure il riconoscerci sopravvissuti a edifici secolari non ha provocato alcun orgoglio. Sotto quelle macerie infatti se ne è andata anche una parte della nostra umanità, che non immaginavamo così legata alle pietre.

Questa è una "parola terremotata", frutto di una collaborazione con l'associazione LaCà, nata dopo il sisma in Emilia. Col loro aiuto cerchiamo di capire come alcune parole si sono trasformate dopo il terremoto e come si possono rinnovare. Il testo in corsivo è un loro diretto contributo.

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