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Netto

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SignPulito, limpido; preciso, definito chiaramente; di somme di denaro, da cui sono già state detratte spese e imposte

dal latino nitidus, derivato di nitère 'splendere, brillare'.

Kredit, Konto, Kapital, Bankrott, Bilanz. Cos’hanno in comune queste parole? Sono tedesche; appartengono al campo della finanza; ci suonano decisamente familiari. Per forza: sono tutti prestiti dall’italiano. Non è un caso che diverse lingue europee abbiano mutuato dalla nostra molti termini del settore bancario e finanziario: è un retaggio dell’epoca — tra il Basso Medioevo e il Rinascimento — in cui a dominare i mercati erano i banchieri veneziani, genovesi e fiorentini. Altre due parole del medesimo ambito, in tedesco, sono per noi ancora più facili da capire, in quanto prestiti integrali dall’italiano, non adattati: si tratta della coppia di opposti netto e brutto. Opposti? Un momento. Presi singolarmente, netto e brutto sono affatto ialini per noi, ma assai meno in quanto contrari. Ebbene, dobbiamo raccontare la storia dall’inizio.

In principio era il verbo latino nitère, cioè “splendere, brillare”, con l’aggettivo corrispondente nitidus (brillante, lucente, nitido) dal quale derivano, in italiano, sia la voce dotta nitido sia quella, evolutasi dal volgare, netto. Le due parole sono sostanzialmente sinonime, anche se, nel netto, lo splendore del nitidus si manifesta anzitutto come pulito, oltre che in una chiarezza che si fa volentieri precisa, decisa e secca. Sarà netta, allora, la stanza che ho appena finito di pulire, ma anche la sagoma della nube in cielo, l’impressione di essere antipatico, ahimè, a tua mamma, la risposta inequivoca che do ad una domanda insidiosa, la vittoria per sei a zero a calcetto. Infine, un peso e un guadagno li definiamo “netti” quando sono puliti, ossia depurati da tutto ciò che non è fruibile (involucri, tasse, detrazioni, spese). E qui i tedeschi, come abbiamo visto, hanno deciso di imitarci. Ma perché mai, come contrario di netto, usano brutto invece che lordo? E soprattutto, perché, oltre a netto, hanno anche l’aggettivo nett, che non pare aver nulla a che fare con la pulizia dato che significa “gentile, carino, simpatico”?

La risposta alla prima domanda è facile: perché in origine brutto e lordo erano perfetti sinonimi. Al pari di lordo, infatti, (che ha lo stesso etimo di lurido), anticamente brutto significava in primo luogo “sporco, sudicio”; poi ha assunto il senso di “esteticamente sgradevole, non bello”, e quello generico di “cattivo, negativo” (brutta fama, brutto voto, brutto carattere). Qui, come sempre, la lingua riflette chiaramente istinti e pregiudizi dei parlanti: il brutto, lo sporco e il cattivo, come nel titolo del famoso film di Ettore Scola, a quanto pare sono per noi erbe da mettere nello stesso fascio. Però allora, specularmente, ci aspetteremmo che netto significasse anche bello e buono. In italiano questo non è accaduto, ma in tedesco — ed ecco la risposta alla seconda domanda — in effetti sì: nett, dal senso originario di pulito con cui è stato preso dal francese net, è passato ben presto a significare “bello” e poi “simpatico, gentile”. bello, pulito e buono: l’esatto contrario dei disgraziati di Scola.

Insomma, se è questa la meccanica dei nostri giudizi, hai voglia, poi, a coniare massime come “l’abito non fa il monaco”... A proposito, come suona l’equivalente tedesco di questo proverbio? Kleider machen Leute: letteralmente, “gli abiti fanno le persone”. Senz’altro più coerente, no?

Con Salvatore Congiu, insegnante e poliglotta, un martedì su due osserveremo una strana coppia: una parola italiana e una sua sorella che in inglese, francese, spagnolo o tedesco prende tutta un'altra piega.

Parola pubblicata il 30 Luglio 2019

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