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Nonna

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nòn-na

SignMadre del genitore; donna anziana

dal latino nonna.

Impossibile dimostrarlo, ma può ben darsi che un film uscito qualche mese fa abbia avuto l’inopinato merito di rianimare, in Francia, la flebile esistenza della parola nonne. Si tratta di The Nun, dimenticabile horror americano che ha per protagonista una monaca indemoniata nella Romania del 1952. Discreto successo al botteghino (con buona pace dei critici superciliosi ), oltralpe il film è stato intitolato, per l’appunto, La nonne.

In francese, però, una donna che ha preso i voti è detta normalmente religieuse o bonne sœur piuttosto che nonne, termine analogo all’inglese nun e al tedesco Nonne. In tutte queste lingue la parola indica, senza distinzione, le suore e le monache. Le nonne italiane, quindi, non sembrano avere proprio nulla da spartire con le nonnes francesi – e neanche con le Nonnen tedesche, eccetto che nelle Sturmtruppen. Nel vocabolario italiano, la nonna denota la madre del padre o della madre. Nella realtà, è molto di più. È una di quelle parole, nonna, in cui la connotazione (l’insieme dei significati e sfumature che una parola ha per ognuno di noi) tracima e soverchia la denotazione.

La nonna è un archetipo, come la mamma. Ma mentre questa rappresenta la vita, che nasce e rinasce eternamente – la Grande Madre, la Madre Terra –, la nonna è la vita vissuta, la vita al tramonto, un ponte tra i vivi e i morti, tra terra e cielo. Tutto ciò che viene dalla nonna è per natura semplice, buono, confortante. La torta che fa la nonna è sempre la migliore, i rimedi della nonna ci ispirano più fiducia dei farmaci prescritti dal medico, e le storie che narra, lungi dall’essere vane fole, condensano un patrimonio di saggezza ancestrale, che va dai versetti biblici al calendario di Frate Indovino.

Ma quali fili, allora, legano insieme le nonne italiane e le loro pie cugine francesi, inglesi e tedesche? Nascono tutte dalla nonna latina, che a sua volta, come la mamma, è un prodotto della lallazione, quel fenomeno per cui i bambini, verso i sei-sette mesi, pronunciano catene di sillabe semplici. In tutte le lingue di derivazione indoeuropea, i termini che indicano chi genera o accudisce i bambini suonano simili perché nascono dalle stesse proto-parole dei lattanti. Nonna, in latino, significava inizialmente proprio “mamma” (che in sanscrito era nanā, in greco nenna o nanne), poi “balia” e infine, genericamente, “persona degna di rispetto” (e al maschile il nonnus era l’aio, mentre in sardo nonnu e nonna sono il padrino e la madrina).

Da qui, il significato si biforca: in diverse lingue europee, come abbiamo visto, si ha come esito la monaca, poiché nonna era diventato, in tardo latino, un titolo di rispetto per le donne che si votavano alla vita religiosa (nello stesso senso, ancora oggi, si usa “madre”). Solo in italiano, invece, tra tutte le lingue romanze, la donna esperta, di fiducia, si incanutisce e assume i connotati della nonna, mentre il suo omologo maschile, da rispettabile precettore qual era, diventa addirittura un bullo da caserma. Decisamente, l’Italia non è un Paese per giovani...

Con Salvatore Congiu, insegnante e poliglotta, un martedì su due osserveremo una strana coppia: una parola italiana e una sua sorella che in inglese, francese, spagnolo o tedesco prende tutta un'altra piega.

Parola pubblicata il 12 Marzo 2019

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