Orda

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òr-da

SignMassa numerosa e disordinata di persone

dal tartaro: orda campo di un Khan, passato in occidente attraverso le lingue slave e il persiano con le invasioni mongoliche, via via estendendo il proprio significato da generico accampamento, a quartier generale, a esercito, al significato attuale.

Poche parole hanno un'immagine viva come questa: una massiccia valanga di gente, confusionaria, caotica, inarrestabile. Così le orde delle babele di turisti che alluvionano le strade e i vicoli dei centri storici, orde di discotecari che mollano l'ingombro della Mini o della Cinquecento strozzando il traffico e riversandosi nell'imbuto del locale, orde di matricole che invadono il polo universitario il primo giorno di lezione.

Strano che poi le vere orde del passato nessuno le abbia mai viste, ed è bello immaginarsi come apparissero le pesanti falangi della cavalleria mongola che fanno tremare la terra delle steppe russe, mentre i cavalieri alzati sulle staffe lanciano grida belluine: un'energia violenta e viva che allagò di sangue l'Asia intera, che piegò al vassallaggio perfino l'eroe russo Aleksandr Nevskij, talmente potente che riecheggia ancora nel nostro parlare, a secoli e secoli di distanza.

Parola pubblicata il 15 Ottobre 2011

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