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Ospedale

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o-spe-dà-le

SignIstituto d'assistenza sanitaria

dal latino hospitale, che indicava il luogo in cui si ospitano i forestieri, sostantivazione dell'aggettivo hospitalis.

Nel Basso Medioevo pellegrini e malati potevano trovare ricovero presso le ‘fraternite’, forme di associazionismo laicale con scopi originariamente devozionali.

Oltre all’influenza della spiritualità francescana, diffusasi negli anni Trenta del Duecento, caritas (amore) e timore di Dio furono i principali motivi alla base delle iniziative di solidarismo corporativo da parte di gruppi di laici pii.

Sin dalle loro origini le ‘fraternite’ svolsero compiti assistenziali, accogliendo persone disagiate a diversi livelli: forestieri, indigenti, moribondi, vedove, trovatelli e infermi. Questo modello di intervento sociale rimase intatto nelle diverse città italiane fino al Quattrocento, quando gli ospedali cominciarono ad assumere specializzazioni più specifiche.

Dopo la peste nera (1348) andò delineandosi la consapevolezza che le tradizionali istituzioni caritatevoli in ambito urbano fossero inadeguate a soddisfare le esigenze di una società fortemente destabilizzata, e ad affrontare le emergenze sanitarie di quel periodo. Queste condizioni stimolarono le classi dirigenti a promuovere nuove iniziative ospedaliere nelle città dell’Italia centro-settentrionale, con l’intento di aiutare i ceti più deboli.

Nel periodo a cavallo tra Medioevo ed età moderna si affermarono due diverse modalità di intervento socio-assistenziale: il modello nordeuropeo e quello sudeuropeo.

Il primo, sviluppatosi tra 1520 e il 1560, legò fortemente il soccorso di poveri e bisognosi alla Riforma protestante, si ispirò alla sua etica, e coinvolse le strutture governative nella gestione dei servizi assistenziali.

Il secondo, soprattutto italiano, migliorò i servizi già preesistenti ed ereditati dal periodo medievale, e cominciò a delinearsi già verso la metà del Quattrocento. A quel punto le iniziative assistenziali cominciarono a caratterizzarsi per una maggiore specializzazione delle funzioni ospedaliere in senso medico.

A determinare tale cambiamento contribuì l’istituzione di forti legami amministrativi ed economici tra ospedali e organi di governo cittadini, sempre più attratti – questi ultimi – sia dalla rilevanza pubblica delle funzioni svolte dagli ospedali sia dai loro cospicui patrimoni fondiari. La medicalizzazione degli ospedali è però anche il frutto di un mutamento dell’ottica assistenziale, ora più attenta ai bisogni della popolazione cittadina piuttosto che a quelli di forestieri e viandanti, tradizionali destinatari della beneficenza. E su questa transizione pesò anche l’affermazione più compiuta della figura del medicus-physicus, che andava progressivamente rivendicando la propria autorevolezza e le proprie competenze rispetto ai medici chirurghi.

L’ospedale del XV secolo è sì ancora il luogo pio mosso da intenzioni caritatevoli, ma diventa soprattutto lo spazio dove il medico può coltivare il proprio universo scientifico. Gli ospedali cominciarono ad allestire reparti dedicati al trattamento terapeutico di malati, sottolineando con elementi simbolici e rituali l’entrata e l’uscita del medico dallo spazio della cura: il camice bianco, l’immersione delle mani da parte del medico in acqua purificata dopo il giro di visite, e il suo seguito (figure di minor rilievo: medici praticanti, studenti, farmacisti.

L’ospedale, infine, era il luogo ideale per la formazione e l’avanzamento di carriera dei medici. Infatti, qui essi potevano applicare le pratiche che avevano appreso durante gli studi universitari soltanto a livello teorico. L’ospedale poi garantiva ai medici una retribuzione molto più sicura di quella che potevano ricavare dall’esercizio della propria professione a livello privato.

Con Alessandra Quaranta, giovane dottoressa di ricerca in Storia, un venerdì ogni due vedremo quali sorprese sappia riservare un approccio storiografico alle parole più consuete.

Parola pubblicata il 18 Novembre 2016

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