Ostaggio

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o-stàg-gio

SignPersona presa in pegno da un nemico, al fine di far rispettare un accordo, come merce di scambio o come strumento di ricatto, su cui grava una minaccia di ritorsioni

dal francese antico ostage, derivato dal latino hospes ospite.

Parola tristemente comune, che in origine ci raccontava qualcosa di diverso (forse).

Quotidianamente, capita di leggere sui giornali di forze militari che prendono persone prigioniere - in ostaggio - con la minaccia di ucciderle o torturarle se gli schieramenti avversi o la comunità internazionale non cederanno alle loro richieste; o di rapinatori che, quando qualcosa va storto nel loro ben oliato piano, prendono ostaggi per assicurarsi una via di fuga; o cose orrende del genere.

Ed è vero: il nocciolo del concetto di ostaggio, il motivo per cui l'ostaggio esiste, è la minaccia. Prendo o catturo qualcuno di appartenente o caro alla parte avversa in maniera che sia sotto la mia piena signoria, e su di lui faccio pendere una minaccia, implicita o esplicita, a garanzia del mio potere negli accordi.

L'etimologia ci parla di un 'ostaggio' direttamente collegato a un certo tipo di ospitalità - e qui sta la stranezza rispetto agli ostaggi odierni, che con gli ospiti non hanno nulla a che fare; infatti, in tempi andati, era consueto, come parte integrante di rapporti politici, dare e ricevere persone come ospiti-ostaggi - su cui è vero, pendeva sempre una minaccia, ma che come ospiti erano trattate.

Oggi il concetto di ostaggio ha perso ogni connotato fisiologico: il prendere un ostaggio è una patologia della negoziazione, un modo per forzare la mano. In tempi più civili, di questa parola non resta che l'orrore.

Parola pubblicata il 17 Agosto 2015

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