Perissologia

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pe-ris-so-lo-gì-a

SignEnunciazione superflua di cose già espresse

dal greco perissologhìa ‘abbondanza di parole superflue’, derivato da perissològos ‘ciarliero’, composto a sua volta da perissòs ‘che va oltre la norma’ e -loghìa, derivato di lògos ‘parola’.

Prima di poterci immergere nella definizione della perissologia è necessario dare un’occhiata, almeno da lontano, a quelle che Herbert Paul Grice – filosofo del linguaggio del secolo scorso – ha individuato come massime conversazionali, cioè dei principi che regolano le conversazioni tra persone. Esse sono quattro: quella della qualità (il contributo alla conversazione deve essere vero, basato quindi sulla realtà delle cose); della pertinenza (si deve essere attinenti all’argomento della conversazione); del modo (bisogna essere chiari, non ambigui nel parlare); quella della quantità (non si deve dire meno di quanto sia opportuno, ma neanche di più). Ovviamente queste massime vengono continuamente violate, ma grazie alla cooperazione tra i parlanti la comunicazione non fallisce; ed è proprio la violazione della massima della quantità che fa da sfondo alla perissologia.

Spiegandola ho detto che si deve essere «chiari, non ambigui nel parlare». Ma la non ambiguità non è forse sottintesa nella chiarezza? Eccola, la perissologia: totalmente superfluo specificare che l’oscurità del linguaggio non è propria della chiarezza, però l’ho fatto comunque. Perché? Pare banale dire che lo scopo è quello di ribadire il concetto, ma è proprio così: la definizione della massima era già ialina, ma perché non sottolinearla ancora di più?

Un esempio letterario della perissologia lo possiamo trovare nel verso finale del canto XV dell’Inferno dantesco: «Poi si rivolse, e parve di coloro / che corrono a Verona il drappo verde / per la campagna; e parve di costoro / quelli che vince, non colui che perde». Dopo esserci presi un momentino per apprezzare la bellezza di questi versi (si noti, ad esempio, l’omeoarto tra coloro e costoro: ripetizione di suoni a inizio di parola come l’allitterazione, ma nel caso dell’omeoarto l’uguaglianza tocca tutta la Prima sillaba), torniamo a bomba sulla perissologia: si parla di Brunetto Latini, il maestro di Dante, che andandosene in tutta fretta pare corra come se fosse al palio di Verona. Per Dante la fretta toglieva dignità alle persone, ma per non rincarare la dose al povero Brunetto, che già è condannato nel girone dei sodomiti, Dante specifica che, tra i corridori, lui sembra il vincitore, mica il perdente. Certo, il vincitore per definizione non può essere un perdente, ma meglio ribadire – anche se, quando si parla di poesia, bisogna sempre prendere in considerazione anche l’ipotesi della necessità metrica.

Spesso la perissologia si esplica attraverso l’asserzione di qualcosa e la successiva negazione del suo contrario (detto così suona più complesso di quanto sia in realtà): «In questa stanza ci voglio delle pareti chiare, non scure!», oppure «Ragazzi, guardate che la tesina deve essere bella corposa, mica due paginette!».

Attenti, quindi: lo sguardo acuto di Grice vi scruta, dite quanto basta, non troppo (e, se proprio non riuscite a trattenervi, che quel troppo sia motivato!)

Mauro Aresu, giovane studente di Lettere classiche, a venerdì alterni ci racconta una figura retorica.

Parola pubblicata il 09 Marzo 2018

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