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Plaid

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pled – plèid

SignCoperta da viaggio o di uso domestico, di lana o fibre sintetiche, spesso caratterizzata da colori vivaci, motivo a quadri e frange alle estremità

voce inglese, dallo scozzese plaide, ‘coperta’, di etimo incerto.

Quando l’inverno bussa alle nostre porte, è probabilmente uno dei primi oggetti che tiriamo fuori dopo averlo lasciato per lunghi mesi ripiegato nell’armadio. Il plaid è un accessorio versatile, che può fungere da sciarpa, da mantella o da coperta, sempre però nell’ottica di accompagnare il possessore durante uno spostamento. Le dimensioni solitamente più ridotte rispetto alle coperte ed alle trapunte non lo rendono, infatti, prediletto per stazionare sopra i letti, semmai più adatto al viaggio, a prescindere dalla sua durata e dalla distanza… coperta. E infatti mi avvolgo nel plaid per passare dalla camera da letto alla cucina attraverso il gelido corridoio, oppure lo porto nello zaino per poterlo stendere sopra le gambe mentre viaggio in treno ed il riscaldamento fa i capricci, o ancora lo tengo pronto a disposizione per quando, durante le varie pause pubblicitarie che interrompono il film che sto guardando, ne approfitto per uscire in balcone a stendere o a ritirare i panni.

La parola è inglese, ma è entrata in italiano attraverso il francese e ha origini scozzesi, probabilmente legato al gaelico plaide che significava proprio ‘coperta’ e ‘mantello’. Si è ipotizzato che sia frutto della contrazione di peallaid, ovvero ‘pelle di pecora’, ma rimaniamo comunque lontani dall’ufficialità e dobbiamo accontentarci di ipotesi non confermate. Per quanto riguarda la pronuncia, c’è una diffusa oscillazione tra pled e pleid, tantoché sono entrambe accettate, e comunque diverse da quella inglese che è invece molto più vicina a plad.

Ovviamente, le radici scozzesi del termine non stupiscono: il plaid è tipicamente a quadri, nella classica fantasia tartan dai colori accesi e caldi, così come caldissimo è di solito il materiale. La parola richiama subito, infatti, quella sensazione tattile di morbidezza della lana o dei filati simili usati per comporre l’oggetto, e che l’hanno reso un simbolo della stagione fredda a cui difficilmente rinunciamo, anche nelle versioni sempre più moderne o alla moda, come quello con le maniche per non lasciare le braccia scoperte o quelli che invadono i grandi magazzini e che, messi sopra il cappotto a mo’ di scialle, danno un tocco di vivacità in più ai colori un po’ spenti dell’inverno.

Con Eleonora Mamusa, linguista e lessicografa, a venerdì alterni sviscereremo un nuovo anglicismo.

Parola pubblicata il 23 Novembre 2018

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