Provocazione

27 Gennaio 2014

pro-vo-ca-zió-ne

SignCondotta volta a suscitare una reazione, in particolare violenta, di desiderio sessuale o di stimolo intellettuale

dal latino: provocatio, derivato di provocare, composto di pro fuori, avanti e voco chiamare.

Una parola di uso comune e problematico. I problemi nel suo impiego non sorgono quando si parli di provocazioni che scatenano una rissa o di provocazioni sessuali; certo sono atti che hanno i loro profili di problematicità, ma la parola non ne ha colpa. È invece il significato di provocazione come stimolo intellettuale che si presta ad essere pervertito.

Pensiamo al salotto (specie televisivo, o a quello virtuale di un forum), in cui qualcuno la spara grossa, suscitando reazioni forti e magari poco compassate, e poi corregge il tiro dicendo che "era una provocazione". La provocazione intellettuale gode di una presunzione di perspicacia, di finezza mentale che così si cerca di estendere ex post ad un atto che intelligente e fine magari non è; c'è sempre il modo di esprimere il proprio pensiero in maniera posata ed efficace senza scatenare l'aggressività di chi partecipa alla discussione, e il tirare in ballo il fine provocatorio spesso non è che un alibi rispetto ad un'azione scorretta, non ponderata. Alibi sciocco, a ben vedere, perché dopo aver pronunciato un'offesa ci si dovrebbe scusare, non dire "l'ho fatto apposta" - significato implicito nel dire "era una provocazione".

Badiamo bene, il provocatorio in sé non è qualcosa di sbagliato: molte posizioni interessanti sono provocatorie e in effetti aprono un dibattito appassionato; ma questa parola non va confusa con una formula universale di assoluzione e "intelligentificazione" per ciò che è uscito senza filtri dal cervello. Questo uso comunissimo è completamente alieno, ad esempio, alla tesi provocatoria di un capitolo di un saggio, che vuole mettere in luce con sagacia le incoerenze di una teoria.

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