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Rider

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ràider

SignIn molti sport, conducente, pilota; fantino; fattorino che effettua consegne a domicilio spostandosi su una bicicletta attrezzata

Voce inglese, letteralmente ‘chi va a cavallo, in bicicletta, in motocicletta’, dal verbo to ride, ‘cavalcare’.

Sicuramente, tra i neologismi che maggiormente ci hanno accompagnato durante l’anno appena trascorso, il rider occupa una posizione d’eccellenza. Diventato simbolo di una campagna elettorale che prometteva, tra le altre cose, la regolarizzazione di questa categoria di lavoratori, il termine si è imposto a suon di hashtag ed ha conquistato in breve tempo il parlato comune, complici i media sia moderni che un po’ più attempati. Ad essere nuova, tuttavia, non è tanto la parola quanto piuttosto l’accezione. La comparsa del termine, infatti, si attesta in italiano tra la fine degli anni Ottanta e l’inizio dei Novanta, limitata all’ambito sportivo e per questo probabilmente poco conosciuta. In sintesi, in tutti gli sport in cui ci sia da cavalcare o da condurre qualcosa, che sia una tavola, una bicicletta, una moto, una macchina o un cavallo, chi conduce può essere chiamato rider.

In realtà entrambi i significati si presentano molto più specifici rispetto alla lingua originale, dove il rider è un generico cavalcatore con riferimento allo stato (se in un certo momento sei in sella ad un cavallo o ad una motocicletta, allora sei un rider) o all’abilità posseduta (se nella vita sei capace di andare a cavallo, che tu sia esperto o no, complimenti perché anche in questo caso sei un rider). Manca invece, stando ai dizionari inglesi, il riferimento all’uso di bici e motorini per le consegne a domicilio, mestiere per cui è invece impiegata l’espressione delivery man, letteralmente ‘uomo delle consegne’.

Cosa ha portato allora, all’interno dei nostri confini, all’imposizione così repentina e massiccia di questo significato slittato, tanto da farci quasi dimenticare del vecchio e caro fattorino? La moda, certo, con le ordinazioni che avvengono spesso tramite internet e app in un mondo, quello della tecnologia, che è madrelingua inglese. Ma la cifra del rider sta proprio nel mezzo che usa per svolgere il proprio lavoro: la bici e il motorino sono veicoli sfruttati per districarsi più facilmente nel traffico cittadino e rendere quindi più svelte le consegne, ma rappresentano spesso un alto fattore di rischio per questa categoria che non sempre viaggia nelle condizioni di sicurezza che sarebbero necessarie. È lì che la questione diviene politica e ha bisogno di una forma linguistica nuova e precisa. Sfortunato, sinora, il neologismo coniato come proposta alternativa, ovvero ciclofattorino. Ma un nuovo anno è appena cominciato, e staremo a vedere quali sorprese potrà riservarci.

Con Eleonora Mamusa, linguista e lessicografa, a venerdì alterni sviscereremo un nuovo anglicismo.

Parola pubblicata il 04 Gennaio 2019

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