Rientro

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ri-én-tro

SignRitorno

composto da ri di nuovo e entrare; dal latino: intrare entrare.

Il rientro è un ritorno con un connotato specifico: si rientra in un luogo che è chiuso, in un luogo da cui non si va genericamente via, ma da cui si esce. Nel rientro c'è il gesto discreto di una mano che riapre la porta, di un braccio che la scosta, di un piede che ricalca la soglia. E certo, si può usare in modo meno fisico, parlando di rientri in città, in porto, in patria; ma nel rientro rimane comunque il passaggio, magari garbato, fra un dentro e un fuori precisi, delimitati - non sospesi come in un ritorno - e il discostarsi di una cortina che idealmente li separa.

Rientriamo - noi fortunati che possiamo farlo - lentamente, dopo essere usciti frettolosamente. Rientriamo - dopo averlo lungamente atteso - cauti, dopo essere fuggiti terrorizzati. Rientriamo - illusi che sarà come prima - debolmente fiduciosi, ma comunque timorosi. Come un cane che - bastonato - torna al padrone violento. Quello in se stessi e in una vita normale rimane il rientro più difficile.

Questa è una "parola terremotata", frutto di una collaborazione con l'associazione LaCà, nata dopo il sisma in Emilia. Col loro aiuto cerchiamo di capire come alcune parole si sono trasformate dopo il terremoto e come si possono rinnovare. Il testo in corsivo è un loro diretto contributo.

Parola pubblicata il 29 Marzo 2013

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