Rimembrare

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ri-mem-brà-re (io ri-mém-bro)

SignRicordare, richiamare alla mente

voce dotta presa dal latino ecclesiastico rememorari (da memor 'memore, che ricorda') e passata attraverso il provenzale antico remembrar.

Rammentare, ricordare, rimembrare. C'è una ricostruzione piuttosto nota e diffusa della differenza fra questi tre verbi, per cui il primo sarebbe il riportare qualcosa del passato alla mente, il secondo al cuore, il terzo al corpo (per via dell'associazione con 'membra'). Ma però. È una ricostruzione che non ha alcun fondamento, né nell'etimo né nell'uso, almeno per quanto riguarda giusto il 'rimembrare'. Infatti, se è corretto dire che il rammentare, propriamente, è un riportare alla mente, e che il ricordare è un riportare in cuore, il rimembrare non ha niente a che fare con le membra (dal latino membrum, 'parte del corpo').

Il rimembrare è costruito su un semplice richiamo alla memoria: nella nostra lingua trova un fratello nel desueto e chiaro 'rimemorare'. Ma già questo basta alla poesia della parola, senza dover forzare parallelismi ed equilibri fra sinonimi. In effetti siamo davanti a una parola poetica per eccellenza, per esempio carissima a Leopardi: non solo è forte di un suono lungo e lieve, buono da esser sussurrato, ma parla direttamente dell'organo, della funzione della memoria - che resta distinta dall'operatività del rammentare, dall'episodicità del ricordare.

No, il rimembrare non è immediatamente un rivivere col corpo, ma un rievocare nella e con la memoria. Memoria in cui il corpo, per quanto volentieri trascurato, esiste sempre, insieme a tutto il resto di noi. Perciò il rimembrare attinge a una dimensione totale, profonda. Se mi rammenti di un'estate al mare ecco che emerge l'informazione della data, dell'avvenimento, dell'incontro; se la ricordo ecco il profumo, l'atmosfera; ma se la rimembro ci rientro cascando all'indietro, e sono lì.

Non è un verbo comune, da tutti i giorni. È un vestito della domenica: e non solo per la ricercatezza, per il registro alto. Ma perché ha una potenza a cui si deve ricorrere con proprietà.

Parola pubblicata il 07 Ottobre 2017

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