Shottino

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SignCocktail ad alto contenuto alcolico servito in un bicchierino, da bersi tutto d’un fiato

Derivato dell’inglese shot ‘colpo’.

Forse perché tradizionalmente popolo di degustatori e di “sorseggiatori”, quando si tratta di bere piccole quantità di alcool tutte in un sorso solo andiamo spesso a pescare dalle tradizioni di altri paesi magari più votati a questo genere di consumo. Lo shottino è arrivato da poco, ma ha già ottenuto un grande successo tra i giovani che, facendo registrare tendenzialmente un maggiore utilizzo di questo tipo di bevuta in discoteche e locali, sono probabilmente i migliori conoscitori anche del termine. Eppure già prima avevamo preso in prestito lo spagnolo chupito, sempre da bere tutto d’un fiato anche se riferito prevalentemente al rum da accompagnare al succo di pera, e che ha dato anche il nome ai bar dove si serve più che altro o esclusivamente il “bicchierino rapido”, chiamati chupiterie. Anche l’italiano cicchetto, che però non implica per forza il consumo in un colpo solo (così come il simile bicchierino), ha origini esotiche, provenendo, sembrerebbe, dal francese chiquet (e dal verbo chiqueter che significa ‘sminuzzare’).

Ora, se il cicchetto è alcool sminuzzato in un piccolo bicchiere e il chupito si succhia (dallo spagnolo chupar, 'succhiare') tutto assieme, lo shot è uno sparo, un colpo unico ed estremamente efficace, anche a giudicare dagli effetti immediati prodotti sul nostro organismo. Ma pur nella sua brevità e semplicità, questo termine inglese ha compiuto un viaggio particolare per essere adottato nella lingua italiana: all’inizio infatti, anziché un colpo rapido, lo credevamo un cicchetto così breve e intenso da essere chiamato short, ovvero corto, e il suo primo ingresso nei dizionari è infatti avvenuto sotto la forma shortino, a giudicare da Google ancora la più diffusa rispetto al più fedele shottino, che conta solo 71.300 occorrenze sul motore di ricerca rispetto alle 248.000 dello shortino. Questo è dovuto alle basi piuttosto solide già gettate proprio dal termine short, presente da tempo in italiano con diversi prestiti, quasi tutti tecnicismi, quali short, short carving, shorts e short selling. Ma proprio come quando si adotta un cucciolo, anche nel riprendere più correttamente la parola di origine non abbiamo rinunciato a quella coccola del suffisso diminutivo che, oltre a rendere il termine un po’ più nostro, permette di rimanere sulla scia del bicchierino e del cicchetto per far capire le dimensioni ridotte di contenitore e contenuto. Insomma, brindiamo alla maestosa produttività del contatto linguistico.

Con Eleonora Mamusa, linguista e lessicografa, a venerdì alterni sviscereremo un nuovo anglicismo.

Parola pubblicata il 04 Agosto 2017

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