Sinderesi

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sin-dè-re-si

SignNella filosofia medievale, capacità innata di distinguere il bene dal male; senno, discernimento

voce dotta, recuperata dal latino tardo syndèresis, dal greco syntèresis 'conservazione, osservazione', composto da syn- 'con' e teréo 'osservo, vigilo'.

È davvero buffo come il significato primo di questa parola, filosoficamente denso e tutt'altro che semplice, si sia esteso in un significato più terra terra e facilmente spendibile.

Questo termine prende corpo nel latino della filosofia scolastica. Va precisato che la Scolastica è stata una scuola filosofica di colossale importanza, che ebbe il suo apogeo nel XIII secolo (con cervelloni del calibro di Tommaso d'Aquino): il primo intento di questa scuola filosofica - articolata in un grande numero di istituzioni sparse in tutta Europa, che impartivano insegnamenti uniformi - era quello di conciliare la dottrina cattolica col pensiero razionale, e in particolare con la filosofia aristotelica. Tante delle conquiste intellettuali moderne sarebbero state semplicemente impossibili senza la muscolatura di pensiero strutturata dalla Scolastica.

Ad ogni modo, qui sindèresi viene presentato come nome dell'innata capacità umana di intuire i principi morali universali, e di discernere quindi naturalmente il bene dal male. La scelta del termine è particolarmente poetica e incisiva: l'etimologia ci apparecchia l'immagine di un'osservazione di sé, di una vigilanza organica su aspirazioni innate.

Non è un termine che trova ampio spazio nella filosofia contemporanea - anche perché senza l'originale retroterra religioso è difficile attingere a concetti morali del genere, che avrebbero una vocazione universale. Curiosamente però trova impiego nel lessico psichiatrico, in riferimento a quelle psicopatie che colpiscono il discernimento del bene e del male.

Per estensione questo concetto così ampio e tornito viene semplificato nel senno, nella capacità di connettere, nel discernimento: il figlio mostra una sinderesi che il padre non ha mai avuto, mi scuso se al sesto bloody mary la mia sinderesi deraglia, ripongo grande fiducia nel collega che conserva una limpida sinderesi anche nei momenti più confusi, e garbatamente domando al motociclista che passando col rosso mi è entrato nel finestrino se abbia perduto la sinderesi.

Una parola fra le più alte. E proprio per questo usarla con ironia è davvero divertente.

Parola pubblicata il 15 Ottobre 2017

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