Tamarro

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ta-màr-ro

SignGiovane rozzo (o rozza) che sforza ed esagera i diktat della moda e del gruppo

dall'arabo: tammar venditore di datteri.

I venditori di datteri non dovevano avere fama di intellettuali posati e raffinati, quando il termine sbarcò sulle nostre coste: in particolare, la realtà del giovane che dalla provincia giunge in città si è sempre prestata a generare rudi volgaroni che scimmiottano i costumi e le convenzioni mutevoli della società capitale.

Gli usi e i significati specifici della parola variano moltissimo, nel nostro paese, ma quello che possiamo dire in generale è che ai giorni nostri, lievemente riassorbita la differenza fra provincia e città, il tamarro resta l'incontinente e sovraostentato adesore a modelli di appartenenza ad un gruppo: le cifre del tamarro cosmopolita possono essere il vestiario con firme cubitali, le automobili di specialissima moda, i modi di intrattenimento e gli interessi omologati, l'uso di linguaggi di branco.

L'abito non fa il monaco ma lo fa riconoscere: più oltre, la cultura della totale assenza di cultura che inevitabilmente scaturisce dalla totalizzante tensione verso il conformismo, prepara il terreno per comuni fenomeni di delinquenza e bullismo: la corrispondenza non è strettissima, ma in alcune parti d'Italia il significato principale di tamarro è proprio delinquente.

Parola pubblicata il 11 Dicembre 2011

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